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Televisione Digitale Terrestre

Convegno Business International Roma 24 febbraio 2004


I lavori sono stati introdotti da Marco Mele, giornalista de Il Sole 24 Ore, che ha ricordato come l
’Italia ha una situazione del tutto particolare e anomala, in Europa, per quanto riguarda la televisione digitale terrestre.

Tali particolarità possono così sintetizzarsi:

  • Un’occupazione delle frequenze da parte delle emittenti televisive non pianificata, senza alcuna assegnazione. L’utilizzo dello spettro è quindi caratterizzato da sovraffollamento, interferenze, condivisione della stessa frequenze da parte di più operatori.
  • A questa situazione di non governo dell’etere televisivo si aggiunge la concentrazione delle risorse frequenziali su due soli soggetti, gli unici ad avere tre reti nazionali (cosa impossibile nel resto d’Europa) e, soprattutto, gli unici ad avere la possibilità di coprire il 90% del territorio con il segnale analogico.
  • Tale concentrazione si aggiunge a quelladelle risorse e dell’audience, con i due soggetti dominanti che hanno una quota di entrambi attorno al 90%. La tv analogica è destinata a restare per ancora molti anni il "cuore" dell’ascolto e del consumo di tv e di spettacolo.
  • Il digitale terrestre può rappresentare la svolta per razionalizzare l’uso dell’etere terrestre e liberalizzare il mercato, aprendolo a nuovi soggetti, siano essi operatori di rete, fornitori di contenuti o fornitori di servizi.
  • Ad alcune condizioni: che si dia ai nuovi soggetti la possibilità di entrare sul mercato con delle chance di competere rispetto agli incumbent. Quindi, con regole asimmetriche che favoriscano le new entry rispetto ai duopolisti. E, allo stesso tempo, impediscano un’ulteriore concentrazione con l’acquisto di ulteriori frequenze-impianti da parte dei maggiori operatori.
  • Data la particolarità italiana, è più che difficile lasciare immutato l’assetto della tv analogica e puntare solo sul digitale per aprire il mercato. Tanto è vero che, oggi, si sta riproducendo nella sperimentazione del digitale lo stesso assetto dell’analogico, con l’eccezione delle ex Tele+ terrestri (la cui vicenda presenta diversi aspetti da chiarire).
  • Gli operatori di rete sono, tutti, editori e fornitori di contenuti e hanno selezionato i fornitori "indipendenti". La particolarità italiana del broadcaster integrato verticalmente e della debolezza storica della produzione audiovisiva indipendente rischia di riprodursi nel digitale terrestre.
  • L’interattività non è il Plus del DTT, che non può essere presentato, oggi, come alternativa alla banda larga. Uno dei suoi vantaggi, invece, oltre alla possibile razionalizzazione dello spettro, è il risparmio energetico.
  • L’emittenza locale è un’altra caratteristica tutta italiana: la frammentazione non favorisce la capacità d’investimento nei new media e nel digitale in particolare. A oggi, solo una tv del Lazio, SuperTre, trasmette su un canale in digitale 24 ore su 24. Altre tv locali lo fanno nelle ore notturne. E, al contrario di quanto annunciato, finora, non vi sono emittenti locali sui multiplex nazionali, splittando regionalmente uno dei programmi disponibili su un multiplex.
  • In Italia la legge e il diritto per le tv sono un optional, da piegare agli interessi del momento, sin dai tempi del tetto pubblicitario della Rai o di Telemontecarlo "tv estera". Si applica quando serve. Quando le Autorità di controllo fanno considerazioni sgradite, vengono ignorate. Centro-destra e centro-sinistra hanno avuto una politica in comune: la ferrea difesa dell’esistente a scapito del nuovo e delle emittenti minori. Il caso di Europa 7 è emblematico del caso Italia. Un Paese dove le leggi e le sentenze della Consulta sono un optional, non dà certezze agli operatori esteri o a quelli delle Tlc negli investimenti nel settore televisivo. Il condizionamento politico del servizio pubblico è solo un corollario di tali considerazioni ma è un freno allo sviluppo dell’intero sistema e alla diversificazione multimediale degli operatori, così come il conflitto d’interessi.

Tra le numerose relazioni presentate quelle più significative ci sembrano quelle riportate nel seguito.

Dalla TV analogica alla TV digitale terrestre: scenario e opportunità di business.
Mario Mocellini, Università degli Studi "La Sapienza"
Roberto Cusani, Facoltà Ingegegneria "La Sapienza"
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Le azioni di Agcom per favorire la nascita di nuovi attori
nella fase di transizione dall’analogico al digitale terrestre
Giuseppe Sangiorgi, Commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
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Opportunità di sviluppo industriale e nuovi soggetti di mercato.
Guido Salerno, Direttore Generale Fondazione Ugo Bordoni
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Politiche e strumenti per lo sviluppo dell’innovazione digitale nelle PMI
Umberto Guidoni, Presidente del Comitato e-Business
, Ministero delle Attività Produttive
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TV Digitale interattiva: una opportunità per i cittadini
Alberto Tripi, Presidente Federcomin

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La Televisione Digitale Terrestre: opportunità per i diversi setori e fattori critici di successo
Luigi Pugliese, Booz Allen Hamilton Italia

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