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Convegno Nazionale Telecomunicazioni
L'evoluzione ICT e la net-economy
(2°edizione)
Milano il 26 e 27 Ottobre 2000
Il convegno è stato organizzato da:

- AEI Associazione Elettrotecnica ed Elettronica Italiana
- AIIT A
ssociazione Italiana Ingegneri delle Telecomunicazioni
- ANIE Associazione Nazionale Telecomunicazioni Informatica
- IIC Istituto Internazionale delle Comunicazioni.

Nel seguito si riportano i passi principali di ben 33 diverse presentazioni. Buona lettura!


Dopo il saluti del Presidente di AEI U.de Julio e del chairman del convegno Grimaldi, sono seguite le prime relazioni.

Gli elementi distintivi della net-economy
R. D'Onofrio
(R&R)
La relazione ha, tra l'altro, messo in evidenza che:
- i servizi mobile aumentano il budget di tempo disponibile per gli utenti,
- occorre capire dove e come si trovano i nuovi valori nella catena del business,
- l'addattabilità manageriale comporta la conoscenza della leva tecnolgica che consente il cambiamento,
- s
erve la formazione di un nuovo management e, più in generale, la disponibilità delle persone a mettersi in discussione.

La net-economy nella borsa di Milano
M. Capuano
(Borsa Italiana)
L'intervento ha passato in rassegna le caratteristiche ed i fabbisogni delle imprese high tech ed ha posto in evidenza che la borsa italiana della "net-economy (Nuovo Mercato) è la seconda in Europa in termini di volumi trattati, ma per contro ha evidenziato come delle oltre 60 società che sono oggi quotate al Nuovo Mercato nessuna ha depositato un brevetto industriale.

Gli aspetti regolamentari associati alla net-economy
A. Luciano
(Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni)
La relazione ha ricordato quali sono ancora i passi da compiere affinche l'Italia non venga solo vista come un "mercato di conquista":
- disporre di reti che consentano ai clienti di potere fare una reale scelta alternativa all'incumbent
- definire i sistemi normativi in materia di sicurezza per prevenire frodi e usi illegali
- individuare opportune strategie di sviluppo, dagli incentivi ai programmi di formazione.


Tavola rotonda
Le grandi industrie Tlc di fronte alla net-economy

G. Barbieri (Italtel)
Secondo Italtel, la capacità di offrire soluzioni di rete non deve essere considerata una commodity, soprattutto in considerazione del fatto che le aziende di telecomunicazioni sono sempre più messe di fronte a nuove sfide, per rispondere alle esigenze attuali e future del mercato (non va dimenticato infatti che i costruttori devono progettare oggi ciò che i carrier chiederanno loro domani).
La situazione italiana, che occorre analizzare anche in relazione a quella degli altri paesi per valutare le potenzialità di sviluppo dei nuovi servizi, vede una crescita del parco PC del 20% nel primo semestre 2000 rispetto allo stesso periodo del 1999, laddove la media EU è del 15%. Nelle famiglie, invece, la penetrazione è salita del 68,5%. Si può dunque sperare che, visti questi numeri, si sia finalmente arrivati al momento dell'esplosione di Internet anche nel nostro paese.
Proprio per quanto riguarda i servizi Internet, un concetto fondamentale è quello di convergenza. Una rete multiservizio consente un'offerta più ricca e friendly all'utenza, con costi più bassi e vantaggi per tutti i tasselli della catena del valore.


G. De Guzzis (Ericsson)
I diversi driver della net-economy (mercato, società, consumatori) sembrano portare da un mondo "PC-centered" ad un contesto "connectivity-centered". Vale a dire che è sempre più esaltato il "potere della mobilità". È per questo che Ericsson ritiene che in Italia la vera esplosione di Internet si avrà solo grazie ai terminali mobili.
In altri paesi come gli Usa, infatti, si sta già assistendo ad una progressiva disaffezione nei confronti dei PC, considerati complessi da usare, e ad una progressiva espansione di terminali più semplici, quali set top box e webphones. In Italia saranno i terminali mobili a svolgere questo ruolo e già nel 2003 si portebbe assistere al sorpasso dei collegamenti alla rete attraverso terminali mobili rispetto a quelli effettuati da terminale fisso.
Gli operatori devono pertanto fornire servizi semplici da usare, integrati, e dotarsi della flessibilità necessaria per introdurre nuovi servizi magari oggi nemmeno pensabili.


D. Ferraro (Alcatel)
Secondo Alcatel sono principalmente due i fenomeni che caratterizzano la net-economy. Primo, la velocità dell'innovazione tecnologica, molto maggiore rispetto a quella, ad esempio, della produzione industriale; secondo, connesso al precedente, la possibilità della "connettività universale".
La competizione non è più, ormai, sui prezzi ma sulla capacità di mettere in rete nuovi servizi. Il ruolo delle grandi industrie delle telecomunicazioni è quello di rendere disponibili dorsali, backbone ed in generale tutte le infrastrutture di rete che permettono questo.
Il trend dei servizi si può riassumere in tre parole: multimedialità, mobilità, personalizzazione.
Per far ciò occorre ripensare al modello di infrastruttura, e Alcatel indica come soluzione quella di prevedere tre livelli di rete: accesso, core network e applicazioni, in cui ognuno possa evolvere indipendentemente dagli altri.

Ghiglione (Marconi Communications)

Gli impatti della net-economy sulle aziende Tlc devono essere valutati sotto due punti di vista: tecnologico e di mercato.
Per quanto riguarda il primo, si assiste all'integrazione sempre maggiore tra rete fissa, mobile e protocollo Ip. È condivisa la visione del relatore precedente relativamente ai tre livelli di rete distinti e indipendenti, e si aggiunge che ciò comporta la possibilità che esista, ad esempio, un'azienda per le piattaforme, una per l'accesso, e così via. Il ruolo che vede impegnati i grandi player è quello di riuscire a fornire soluzioni globali nonostante questa spinta alla specializzazione.
Se invece consideriamo il mercato, il punto chiave è la vicinanza al cliente. Questo comporta una spinta verso la creazione di valore, che si estrinseca sia "facendo cose nuove" sia "creando nell'utente aspettative di cose nuove".
Un ruolo importante deve a tal riguardo essere giocato dalle università, che devono immettere sul mercato delle figure "ibride" di ricercatori e imprenditori.

G. Morchio (Pirelli Cavi e Sistemi)
Si sta assistendo ad una crescita molto importante della necessità di banda, sia nel mondo mobile (dove come noto esistono dei vincoli in tal senso) sia nel fisso (dove invece le possibilità sono virtualmente illimitate).
Il futuro della rete fissa è sempre più nella fibra ottica, da portare sino agli edifici e agli appartamenti. Tale tendenza non è solo italiana: nel mondo sono stati installati 45 milioni di Km di fibra nel 1998, 65 milioni nel 1999 e 90 milioni a fine 2000. Un'ulteriore crescita del 20% è prevista per il 2001.
L'evoluzione in questo settore è data da nuove generazioni di cavi in fibra, destinati al cablaggio degli edifici e altri per le lunghe distanze (che richiederanno meno amplificazioni), e di componenti di infrastruttura sia di costo inferiore a quello attuale sia con performance superiori.

F. Nanotti (Sirti)
L'azienda vede il concetto di convergenza applicato in relazione alle reti di trasmissione, più difficilmente sull'accesso.
La tendenza degli operatori è infatti quella di trasformare le proprie reti da voce a Internet ad alta velocità. Allo stato attuale, però, quasi tutte le reti hanno l'accesso in rame, anche se esistono anche in Italia operatori che iniziano al offrire l'accesso a larga banda per i tre servizi (Voce, Internet, Tv). Non esistono però, come in altri paesi, operatori Cable Tv , per cui manca ancora una grande e diffusa rete di accesso a larga banda. I "vecchi" operatori infatti possono arrivare in quasi tutte le case degli utenti, però al massimo con l'xDSL su doppino in rame, mentre i nuovi operatori hanno la larga banda ma non l'accesso nazionale e diffuso. Questo per dire che dal punto di vista della connettività l'Italia deve compiere ancora molti passi. Si può sperare che l'Umts potrà contribuire a compensare tale mancanza.


F. Plebani (Siemens)
L'incumbent deve pensare al mantenimento della propria quota di mercato, e per questo occorre ripensare all'entità e alla direzione degli investimenti; i new comer devono catturare fette di mercato, per cui devono generare nuovi servizi a livello locale o nazionale.
Le due tipologie di attori hanno anche un approccio diverso nei confronti della rete: gli incumbent guardano con attenzione alla soluzione tecnologica, i new comer chiedono una rete scalabile, finanziabile e soprattutto subito disponibile.
Il ruolo delle aziende di tlc, che nella maggior parte dei casi sono tuttora "inadatte" alla net-economy, è quello di riuscire a concentrarsi sul proprio core-business, offrendo non più come una volta un "catalogo di prodotti", quanto di "soluzioni", anche ricorrendo a fornitori diversi.

G. Pucci (Nokia)
Accento sul concetto di "Mobile information society", che fonda la sua essenza sull'integrazione tra Internet e mobilità.

I fattori chiave sono quindi: la digitalizzazione dei contenuti, che porta alla convergenza di media diversi su un unico protocollo, l 'Ip; Internet, che rende possibile l'accesso ai contenuti digitalizzati, e la mobilità, per cui il terminale assumerà per la persona il ruolo di "personal device" in grado di far accedere ai contenuti ovunque ci si trovi, identificando in modo univoco l'utente.

S. Venturi (Cisco)

Il concetto di convergenza viene introdotto fondamentalmente per due ordini di motivi. Il primo, perché consente di ottimizzare i costi; il secondo, in quanto permette di creare un nuovo modello di rete per erogare servizi.
Oggi siamo nella fase in cui la convergenza, pur se possibile, non è ancora in molti casi reale.

La vera convergenza si avrà quando la reti, in nome del protocollo Ip, non saranno più solo elementi di comunicazione e di trasporto ma reali piattaforme applicative. La tendenza è ormai quella di portare nelle case la connettività a livello di 10 (oggi) o 100 (domani) Mbit/s, per cui la voce sarà sempre più un "rumore di fondo" della rete Ip (visto che occupa al massimo 64 Kbit/s).
La sfida vera è riempire questa banda con applicazioni e servizi, in un modello di business destinato ad essere radicalmente diverso rispetto al passato. La tecnologia offre gli "ingredienti" per "cucinare" , nei modelli di business nuovi e oggi solo in parte prevedibili, le soluzioni applicative future.


Tavola rotonda
Le Piccole e Medie Imprese nella net-economy

G. Bertolini (Selta)
Per quanto riguarda l'impatto che Internet ha sulle PMI, occorre segnalare che molte di esse non hanno introdotto i cambiamenti necessari per affrontare con successo i nuovi paradigmi di business.
La catena del valore infatti diventa molto più complessa, con modelli di partnership che si affiancano a quelli, tradizionali, di partecipazione. Occorre una vera cultura dell'innovazione e del business integration, che deve essere perseguita seguendo più strade di "learning":
  • "volgarizzando" gli scenari innovativi e complessi per analizzarli e comprenderli meglio;
  • Affidandosi a consulenze strategiche e operative per i manager e i quadri;
  • Attuando formazione continua e learning on line.

Lo scenario evolutivo prevede la deverticalizzazione delle aziende, la "dematerializzazione" (intesa come riduzione dell'importanza degli assets fisici), la disintermediazione (intesa come l'eliminazione delle fasi senza valore aggiunto della catena del valore) e lo sviluppo di nuovi prodotti in interfaccia diretta con gli utilizzatori.
Per le PMI che faranno propri questi concetti si possono aprire grandi spazi competitivi, e una molteplicità di PMI può offrire soluzioni complementari e competitive rispetto a quelle delle grandi imprese.

M. Biagioni (Telit)

Le PMI stanno reagendo bene alle sfide della net-economy, riunendosi in associazioni per affrontare le problematiche comuni. Non è infatti sufficiente la capacità tecnologica, ma occorre anche una conoscenza del mercato, oltre naturalmente all'intuito necessario per fondere questi due aspetti in un'offerta di successo.

Non è più possibile, poi, per le PMI continuare come nel passato a fare affidamento sull'autofinanziamento. Diventa fondamentale essere competitivi sul mercato dei capitali. La net economy porta di conseguenza ad una selezione più rigida delle aziende da parte del mercato, e il successo deriverà dal saper affrontare i temi innovativi e le nicchie di mercato, anche lavorando in sintonia con qualche grosso gruppo, mantenendo però le superiori capacità di adattamento che le caratterizzano.

P.L. Borghini (Antre)

Purtroppo nel mondo finanziario non ci sono molti investitori innovativi, e per le piccole start-up accedere al credito è spesso un'impresa molto ardua. Inoltre, anche la ricerca, con alcune lodevoli eccezioni, è spesso molto distante dal mondo delle aziende. Ci si deve infatti chiedere perché le Università si tengano spesso "stretti" i loro ricercatori o li facciano pagare molto cari quando li "prestano" alle aziende. Una collaborazione di tipo diverso permetterebbe da una parte alle aziende di risparmiare sui costi di ricerca e sviluppo, ad esempio condividendo il costo orario del lavoro con le Università, dall'altro agli atenei di mantenere e rafforzare il fondamentale rapporto con le realtà produttive.

R. Borroni (Fitre)
La PMI deve cogliere le opportunità che derivano dal cambiamento del mercato, dei rapporti con i clienti e i fornitori. I responsabili di tali aziende devono pertanto:

  • mantenersi aggiornati e padroneggiare gli sviluppo della tecnologia
  • scegliere le opportunità di mercato più consone alla storia e alle attitudini dell'impresa
  • ripensare alla struttura (persone e mezzi) per adeguarla alle scelte, con un uso intensivo della rete sia all'interno si verso l'esterno.

P. De Feo (Ipm Group)

L'azienda impiega il 25% del proprio personale in ricerca e sviluppo e investe in quest'area più del 15% del fatturato: questo per dimostrare che anche le PMI italiane hanno la capacità di innovare e di sviluppare prodotti hi-tech.

Il problema di molti è che fino alla prima metà degli anni 90 c'era un unico cliente, sicuro, mentre adesso la situazione è profondamente diversa. Occorre pertanto sviluppare l'intero comparto delle PMI del settore tlc facilitando l'accesso ai finanziamenti per la ricerca, stimolare la cooperazione con il mondo universitario, favorire l'accesso delle PMI al mercato della grande committenza e della PA, eliminando quelle barriere che di fatto tuttora esistono e non solo nel nostro paese.


S. Leali (PLLB)

Il crollo degli investimenti dell'incumbent in questi anni ha messo in difficoltà le PMI, che non hanno goduto della necessaria attenzione da parte del mondo politico e finanziario.

La soluzione che le PMI hanno autonomamente trovato è stata, quindi, quella di cercare di essere meno "sole", studiando iniziative di collaborazione allo scopo di creare una sorta di "grande impresa virtuale" capace di mettere in campo una maggiore forza di penetrazione dei mercati nazionali e internazionali.

La net economy può essere senza dubbio una grande opportunità per le PMI, ma è necessario non solo, e non tanto, un sussidio finanziario, quanto una maggiore attenzione ed un supporto al rilancio da parte del mondo economico e politico. In caso contrario il rischio è quello di avere nel nostro paese solo soluzioni tecnologiche di altri, ritrovandosi così "cliente" della net economy anziché membro attivo.

Giolito (Aethra)

Gli aspetti principali della net economy sono la preponderanza del capitale umano come fonte di valore delle aziende e lo sviluppo di reti di comunicazione globali.

Uno degli aspetti più visibili è la forte accelerazione dei cicli di sviluppo tecnologico (si parla sempre più spesso di "Internet time" per indicare un'unità di misura completamente diversa rispetto al passato) e questo è particolarmente vero per il settore delle Tlc, nel passato abituato ad un tasso di innovazione molto più lento ed adesso spinto con forza dagli effetti della deregolamentazione.

Il vantaggio della net economy per le PMI è però quello che deriva dalla grande apertura offerta dalla rete: un mercato virtualmente illimitato in cui è possibile anche farsi percepire al pari di realtà più grandi.


L'evoluzione delle tecnologie dell'accesso

C. Mossotto (Cselt)
I driver del mercato a larga banda sono di tipo economico (nuove forme di organizzazione aziendale, e-commerce, telelavoro), tecnologico (Ip) e socio-culturale (nuove forme di comunicazione, "infotainment", servizi on line).
Il modello di rete si evolve verso un mondo sempre più in fibra ottica e sempre meno in rame, in cui le applicazioni devono poter cooperare tra loro, per permettere l'unificazione dei processi di gestione ed il raggiungimento di economie di scopo.
I punti fondamentali in tal senso stanno nell'interoperabilità di apparati di costruttori diversi e nello sviluppo di standard. L'obiettivo finale è raggiungere con la larga banda tutti gli edifici, portando la tecnologia GbE (Gigabit-Ethernet) a 10 o 100 Mbit/s con fibra o (nel caso di aree residenziali sparse) doppino con tecnologia Vdsl.
Tendenzialmente, infatti, le esigenze di banda non saranno molto diverse per l'utenza residenziale e quella affari; potrà invece esserlo l'esigenza di qualità del servizio.

S. Scaglia (e.Biscom)
Gli operatori di tlc in Italia non si differenziano per la tipologia di servizi offerti, quanto per l'eventuale approccio a segmenti diversi di mercato e per la battaglia sui prezzi.
e.Biscom si pone come fornitore di un servizio nuovo, che pone voce, Internet e Tv su un unico cavo e su Ip. Niente centrali telefoniche, quindi, ma solo router: ciò consente costi competitivi e nuovi servizi.
Inoltre copre un segmento, quello della tv via cavo, che in Italia ancora non esisteva.
La rete funziona, perciò la vera sfida adesso sarà quella dei contenuti ed e.Biscom sta investendo anche nello sviluppo di applicazioni.

R. Sabelli (Telecom Italia)
L'elemento tecnologico, oggi, non è più una barriera all'ingresso. Anche chi introduce sul mercato una tecnologia nuova non può ormai godere che di qualche mese di vantaggio competitivo. La vera competizione si deve giocare pertanto su altri fattori.
I new comers sono per lo più a livello locale o si rivolgono a nicchie di mercato. L'ex monopolista opera su tutti i mercati, a livello nazionale e gode di economie di scala e di scopo. Le aree in cui l'azienda si sta muovendo sono quelle dell'accesso broadband, con una logica di tipo "make" e del content provisioning con una logica di tipo "buy".
Le leve competitive su cui Telecom Italia affida la propria strategia sono quelle della base clienti, degli assets commerciali e dei propri strumenti di customer care e di billing.
Si vuole introdurre flessibilità nell'offerta (in termini di banda garantita e di canoni di ingresso) ai diversi segmenti e abbandonare le strutture di prezzo tradizionali.
Secondo l'azienda infatti il driver della penetrazione dei servizi, almeno sul mercato residenziale, non sarà dato dai 640 Kbit/s o 2 Mbit/s, ma dal prezzo. La competizione sarà sul prezzo e sui servizi, non sulle tecnologie.


I vincoli della regolamentazione nello sviluppo dell'accesso

G. Torrani
(Studio legale Leone Torrani)
La concorrenza nel mercato europeo delle tlc è una storia recente, iniziata nel 1990 con la direttiva ONP (Open Network Provisioning), estesa nel tempo ai diversi tipi di comunicazione, ultima la telefonia vocale nel 1996.
L'incumbent è quindi, per i principi europei, obbligato a consentire l'accesso e l'interconnessione, a pubblicare le relative condizioni economiche orientate ai costi, a disaggregare dal punto di vista contabile servizi e fornitura.
In Italia, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nasce nel 1997 e il libero mercato ha portato al paradosso della produzione di un gran numero di provvedimenti normativi per tutelare l'ingresso dei nuovi entranti rispetto all'incumbent. Più mercato, più regole e vincoli.
Di fatto, in Italia la vera concorrenza non esiste ancora e il punto chiave sarà l'unbundling del local loop. (A tal proposito si segnala che per quanto riguarda il wireless local loop, le licenze sui 26 GHz saranno assegnate entro la primavera 2001, mentre sui 41 GHz sono in corso sperimentazioni a livello locale e si prevede il rilascio delle licenze solo per la fine del 2001).
Tavola rotonda
I nuovi paradigmi dell'accesso: sfide e modelli di business
.
La tavola rotonda è stata moderata da Guido Vannucchi (Politecnico di Milano).

F. Zubiani (Mci Worldcom)
Il problema dell'accesso è più di regolamentazione che tecnologico o di attuabilità. In Uk, per esempio, Mci pur essendo il secondo operatore dopo BT, ha deciso di non partecipare all'unbundling in quanto la proposta di BT è stata ritenuta economicamente inaccettabile. Questo è ritenuto dall'azienda un fatto grave in un contesto concorrenziale. Gli investimenti sono quindi in questo momento concentrati sui data center per applicazioni.


V. Zingarelli (Omnitel)
Per Omnitel l'obiettivo strategico è il raggiungimento del singolo individuo, più che la singola abitazione. Per cui, ovviamente, accesso mobile. Vedono nel prossimo futuro la possibilità di sviluppo di servizi semplici, quali voce e informazioni. Internet non sarà, almeno per 5 o 6 anni, l'applicazione killer per il mobile. Esisteranno piuttosto alcune applicazioni Internet trasferite alla mobilità.
I 300 Kbit/s promessi dall'Umts sono sufficienti per i servizi che oggi si possono concepire per il mercato di massa e per la comunicazione punto a punto.


Vannini (Tim)
Il consumatore sarà al centro di un mondo multiaccesso, lontano dalla cultura attuale.
Tim ha una rete Ip su Interbusiness fin dal 1999, con applicazioni (Uni.Tim) che non distinguono tra fruizione da fisso o da mobile. L'intenzione dell'azienda è evolvere verso questa direzione, fornendo un accesso sempre più caratterizzato da identificazione dell'utente, personalizzazione, sicurezza. Investimenti in un middleware che consenta di garantire queste 3 caratteristiche indipendentemente da device di accesso.

R.
Failli (Blu)
Considerazioni di mercato:

  • Diminuzione del prezzo medio al minuto per il mercato voce, grazie sia all'aumento della concorrenza sia alla riduzione delle tariffe fisso-mobile
  • Aumento del traffico voce, dovuto all'aumento della clientela e alla riduzione delle tariffe (da 50 Mld di minuti annui nel 2000 ai 120 Mld previsti nel 2010)
  • Il successo degli operatori è legato ai servizi offerti, la rete tenderà ad essere considerata una commodity.

Dal 2000 al 2010 il traffico sulle reti aumenterà di circa 20 volte (voce+dati), la banda invece aumenterà di circa 3 volte. Poiché l'efficienza spettrale dell'Umts è circa doppia rispetto a quella dei sistemi 2G, occorrerà comunque un ulteriore incremento di capacità per smaltire il traffico previsto. Tale incremento si realizzerà con nuovi siti della rete radio e con l'incremento del numero di settori per sito.

A. De Petris (Infostrada)
Le convergenze cancelleranno le "famiglie" di servizi così come siamo abituati a vedere sulle diverse reti di accesso. Infostrada sta allestendo un backbone convergente per la fase di trasporto, e si focalizzerà su connettività e servizi.
Per quanto riguarda l'accesso alle singole case, le modalità con cui è possibile sono note: o si allestisce una rete, o si affitta quella esistente o si utilizzerà (quando possibile) la risorsa radio. In Italia i problemi in tal senso sono i ritardi nella regolamentazione e la resistenza "passiva" dell'operatore incumbent.


D. De Giovanni (Albacom)
Incertezze sul futuro: non si sa quali sono i contenuti che andranno sulla larga banda, né come il pubblico li potrà apprezzare. Non è ancora ben chiaro il modello di business che occorrerà allestire.
Anche dal punto di vista degli investimenti da affrontare, gli operatori sono di fronte a una situazione "buia", per esempio per il fatto che non si sa ancora nemmeno a livello di ordine di grandezza quanto potrà costare una licenza per il Wll.
Per quanto riguarda invece la visione sulle modalità di accesso in funzione dei segmenti, Albacom vede l'unbundling verso l'utenza residenziale concentrata; l'unbundling e la fibra verso le PMI; la fibra verso le grandi aziende e il Wll verso l'utenza dispersa.

A.
Costa (Wind)
Il fattore critico è la velocità di questo mercato. Le offerte di servizi stanno nascendo, quello che manca ancora è la banda larga a disposizione di numeri significativi di utenti.
Un approccio come quello di e.Biscom è possibile nelle città, verso un'utenza concentrata e residenziale o Soho, ma se si vuole raggiungere le imprese, che sempre più sono fuori dai centri urbani, sorgono difficoltà. Occorre l'unbundling e quindi la relativa normativa.


Aspetti regolamentari e normativi dei servizi: i nodi da sciogliere
P. Manacorda
(Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni)
Nelle Tlc si sta passando da un monopolio ad un mercato liberalizzato. La regolamentazione si è concentrata prima sulla rottura del monopolio, e, una volta attuata la liberalizzazione, si sta lavorando per assicurare un campo di gioco uguale per tutti.
Per autorizzare l'ingresso di un nuovo operatore sul mercato infatti non è sufficiente valutarne il rispetto dei requisiti formali, ma occorre verificare la sua value chain e capire quale impatto avrà la sua presenza sul mercato.
Nel caso dei non vincitori di una licenza Umts, per esempio, occorrerà distinguere tra piani di business di possibili reseller, di operatori virtuali e così via, attori che hanno attitudini e potenziali impatti sul mercato molto diversi.
L'UE sta cercando di modificare l'attuale direzione delle direttive sulle Tlc, passando dalle regole ex-ante al controllo ex-post dei comportamenti degli attori sulla base di specifiche linee-guida.
Per quanto riguarda Internet, esistono notevoli problemi, essendo un "ibrido" tra telecomunicazioni ed editoria. C'è chi afferma che Internet non deve essere per nulla regolamentata (come la FCC Usa), mentre in Italia l'approccio è diverso.
Tavola rotonda
Il posizionamento dei fornitori di servizi e le applicazioni della nuova catena del valore della multimedialità

G. Biassoni
(Rainet)
Rai utilizza una rete a larga banda per collegare le varie sedi. L'obiettivo che si pone è quello di rendere possibile all'utente l'interazione con la fonte informativa. Esistono dei vincoli, legati agli investimenti possibili, alla posizione che l'azienda vuole ricoprire nella catena del valore, alle alleanze/partnership possibili, e al tempo che l'utente metterà a disposizione per la fruizione dei contenuti.
Certo è che cambierà la suddivisione delle destinazioni del denaro speso dall'utente. Mentre nel "2G" infatti per ogni 100 lire spese dall'utente 72 andavano all'operatore, 23 al service provider, 3 al "value added provider" e 2 al content provider, con il mondo "3G" si arriverà ad avere, sempre per ogni 100 lire, 25 all'operatore, 25 al service provider, 12 al "value added provider" e 38 al content provider.
Rainet fornirà servizi e contenuti per utenti che non dispongono di larga banda, mentre esiste una joint venture con e.Biscom per un portale su fibra.
La strategia è quella di allestire una rete propria, effettuando peering con diversi Isp, in modo da entrate direttamente in Internet senza legarsi ad un solo service provider.

C.
Calvanese (RCS Web)
Secondo Rcs, quelli che oggi sono i contenuti su CD ROM saranno sostituiti da archivi in rete, accessibili da ogni device e continuamente aggiornati.
Rcs si pone in questo mercato come fornitore e aggregatore di contenuti.
Per quanto riguarda la connettività, hanno un accordo con Tiscali. Stringeranno poi partnership anche nell'area finanziaria e logistica.