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Il telefonino non solo per parlare

Il 2 aprile, presso l'ex Cselt (oggi Telecom Italia Lab) di Torino si è svolto un convegno avente l'obiettivo di illustrare alcune prospettive di sviluppo delle comunicazioni mobili nel prossimo futuro, in relazione al Gprs/Umts ma non solo.




Cesare Mossotto (Cselt)
L'intervento inizia con un'introduzione delle tecnologie di terza generazione, confrontandone caratteristiche e tempi di introduzione con quelle precedenti, sostenendo che dall'Umts trarranno vantaggio in modo significativo (rispetto al caso del Gprs) le applicazioni di file transfer e video streaming.
Viene poi mostrata una demo di interfaccia utente di un terminale Umts, con le caratteristiche di base che secondo Cselt saranno irrinunciabili in device di questo tipo: l'aspetto è simile a quello di un attuale PdA, con uno schermo a colori touch screen, un menu a icone per l'accesso immediato ai servizi di frequente consultazione. Nessuna tastiera come quelle dei telefoni attuali, ma una keypad "vituale" su schermo. Pochi tasti, per lo più dedicati a scorrimento e selezione di funzioni.
Nell'ambito di questa dimostrazione, viene infine mostrata la differenza qualitativa tra un video streaming (compresso con tecnologia Mpeg4, quella scelta come standard per il video su Umts) a 56 kbit/s (quella dei modem normali) - spesso a scatti e con risoluzione ridotta - e a 400 kbit/s, più fluida e definita.
Secondo Mossotto, l'interfaccia utente giocherà un ruolo chiave nell'accesso ai dati e le tecnologie vocali interattive (portali vocali, voice browsing) avranno una parte importante in questo processo.

Piergiorgio Perotto (Finsa Consulting)
Ha introdotto alcune teorie sulle forze motrici dei cambiamenti nelle aziende negli ultimi anni, riassumendole in quattro punti
  • crescita della produttività del lavoro
  • rimozione dei vincoli di spazio e tempo grazie alla rete
  • predominanza dell'individuo rispetto alle strutture
  • "dematerializzazione" delle attività
Per il successo nella competizione, oggi, è importante presidiare tanto la dimensione della qualità del prodotto/servizio quanto un elevato livello di relazioni ed interazioni, in quanto nessuna azienda può "giocare da sola".
Antonio Pilati, dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha ripercorso i passi del 3G, iniziati in Italia, da un punto di vista istituzionale, nel 1999 con il dibattito sulla modalità di assegnazione delle licenze.
Nel seguito, i tempi del previsto avvio sul mercato si sono allungati rispetto alle ipotesi iniziali, per diversi motivi: predisposizione delle reti, ragioni finanziarie e volontà di sfruttamento di investimenti precedenti (vedi Gprs). Non risulta inoltre ancora chiaro agli stessi operatori, forse, il modello di business da adottare.
Il ruolo del regolatore è stato importante in fase di disegno del meccanismo d'asta; nel prossimo futuro i passaggi regolamentari previsti sono la concessione del roaming ai nuovi entranti (presumibilmente per un periodo di 30 mesi) e la definizione delle condizioni relative (orientamento ai costi).
Per quanto riguarda il possibile ruolo dei MVNO, l'autorità sembra schierata dalla parte di coloro che intendono acquistare minuti di traffico rispetto a coloro che chiedono banda: questo per non danneggiare i nuovi entranti, in ogni caso la posizione è suscettibile di variazioni in relazione allo sviluppo del mercato.

Raffaele Meo (Politecnico di Torino)
La rete Internet nasce al di fuori delle logiche di mercato, in un'ottica collaborativa.
Questa deve essere la strada da seguire (e che in molti casi si è già intrapresa) anche nel mondo del mobile Internet: la conoscenza è diffusa ed estesa e le aziende non possono più "trincerarsi" dietro i "segreti".
Ad esempio, è recente l'annuncio di Motorola della liberalizzazione del codice del suo software "iDEN" per telefoni 3G.
Lo stesso era successo precedentemente in rete con l'avvento di Linux.
Nel dilemma tra competizione e collaborazione, insomma, in molti casi appare conveniente la seconda.

Dario De Jaco (Provincia di Torino)
Uno dei problemi della Pubblica Amministrazione è che nessuno vuole comunicare con essa, a meno che non abbia un problema da risolvere. La sfida della PA è dunque quella di fornire le informazioni richieste: ma anche qui i "dati pubblici" spesso non sono realmente tali.
La tecnologia, compresa quella mobile, avrebbe in questo caso il ruolo di favorire l'accesso alle informazioni
, anche, ad esempio, nel caso di stranieri che non conoscono il territorio.
Non cose fantascientifiche, dunque, ma servizi utili: il problema della PA è che continua a mancare la "cultura del servizio".

Pierluigi Ridolfi (Erresoft)
L'intervento si focalizza inizialmente sulle tecnologie che nel prossimo futuro si vedranno probabilmente applicate alla didattica in aula.
Tecnologie di tipo "collettivo", quali reti e cabaggi in fibra, o di tipo "personale". Tra queste, certamente godranno di buona diffusione i PC portatili, che grazie alle informazioni su supporto digitale potranno addirittura sostituire i libri di testo, e i telefoni cellulari. Più incerto il futuro degli e-book.
Le istituzioni anche italiane si stanno già muovendo in tale direzione, ad esempio con contributi per l'acquisto di PC da parte di studenti.
Certo, esistono ancora diverse contraddizioni: ad esempio, una circolare del Ministero della Pubblica Istruzione vieta esplicitamente l'uso del cellulare in aula agli insegnanti, ma non dice nulla a proposito degli studenti! Inoltre, la dotazione tecnologica di studenti ed insegnanti dovrà essere la stessa, ma questi ultimi sono nettamente più impreparati e avranno diverse difficoltà.
Un altro freno a questo discorso è la questione costi: non tutte le famiglie possono permettersi la spesa di una dotazione informatica, anche se parzialmente sussidiata, e di questo occorrerà tenere conto.

Luigi Rocchi (Rai)
Per un content provider come Rai, l'arrivo dell'Umts offre la possibilità di entrare maggiormente e con maggior incisività in parti della catena del valore finora solo parzialmente presidiate.
Le strutture già esistono (ad esempio, RaiWay ha reti in fibra e accesso al satellite), ma l'asset fondamentale di Rai viene comunque dei contenuti, che vengono forniti a diversi partner.
Ad esempio, si citano gli accordi con Wind (per format TV con interazione via cellulare) e con Alcatel (field trial Umts con i contenuti di RaiNews24). Sono inoltre in fase di definizione accordi con Siemens ed Ericsson.
Promuovere nuovi bisogni di contenuti e nuovi stili di vita sarà il ruolo che spetterà ai broadcaster nei prossimi anni. Il finanziamento verrà sempre meno dal canone e in misura crescente dall'advertising.

Emilio Carelli (TGCom)
Negli Usa l'informazione via Internet sta erodendo in modo significativo l'audience televisiva: si stima che almeno 20 milioni di persone abbiano cambiato le proprie modalità di aggiornamento in tal senso e se il trend dovesse continuare, nel 2003 i navigatori supereranno i telespettatori.
Mediaset vede questo come un'opportunità, quella di far avvicinare alla rete e ad un modello di informazione interattiva quello che finora è stato il pubblico televisivo. A giugno sarà ultimata e resa operativa la piattaforma tecnologica - denominata Polymedia - che consentirà di digitalizzare tutte le informazioni e di trasmetterle a qualsiasi tipo di dispositivo (Internet, teletext, wap). A breve verranno inoltre resi noti i dettagli di un accordo siglato tra Mediaset e Blu per informazioni (all'inizio sportive, in seguito di diversi generi) sui cellulari.