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Sicurezza

a cura di
Davide Felice Ferri


Davide Felice Ferri
Specializzazione:
Sicurezza nelle reti mobile e wireless
Davide Ferri, nato a Torino nel 1976 si è laureato in Ingegneria Informatica al politecnico di Torino nel 2000. Il titolo della tesi era "Gli aspetti della sicurezza del Wireless Application Environment". Da settembre 2000 lavora al centro di ricerca CSP (Torino) e ricopre il ruolo di Mobile Security Manager. I suoi studi si concentrano sulla sicurezza delle reti wireless, delle reti GSM/GPRS/UMTS e delle architetture DRM (Digital Right Management).

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La sicurezza nelle W-Lan
Sicurezza nelle W-Lan: perchè è necessaria

Le WLAN forniscono tutte le funzionalità delle rispettive reti wired, evitando tuttavia i problemi fisici delle connessioni; in aggiunta le reti wireless offrono mobilità ai propri utenti, che possono quindi mantenere sui terminali le stesse configurazioni e funzionalità pur muovendosi fra ambienti diversi.
I vantaggi sopra accennati tuttavia hanno un costo: le caratteristiche dell’accesso al canale radio espongono intrinsecamente la rete ad un numero crescente di minacce per la sicurezza dei dati. A questo proposito lo standard 802.11 fornisce una modalità di trasferimento dati affidabile, ma tale standard è vulnerabile rispetto ad alcuni possibili tentativi di hacking come ampiamente documentato da numerose riviste scientifiche e del settore.
Si possono identificare alcune tipologie tipiche di violazione della rete wireless LAN, a cui possono ricondursi i problemi di sicurezza più ricorrenti:
eavesdropping (intercettazione): possibilità che entità non autorizzate riescano ad intercettare ed ascoltare in maniera fraudolenta i segnali radio scambiati tra una stazione wireless ed un access point (AP);
accessi non autorizzati: possibilità per un intruso di accedere alla rete come utente accreditato. Una volta all’interno, l’intruso può violare la confidenzialità e l’integrità del traffico di rete attraverso invio, ricezione o alterazione dei messaggi;
interferenza e jamming: tutte le apparecchiature in grado di emettere segnali a radiofrequenza entro la banda di funzionamento della rete rappresentano potenziali sorgenti di interferenza. Se i segnali interferenti sono generati appositamente da un attaccante per disturbare la comunicazione radio si parla di jamming;
danni materiali: una WLAN è soggetta a malfunzionamenti e/o distruzioni se vengono fisicamente danneggiati gli elementi che la compongono (APs, antenne, cavi, …) o se questi vengono esposti a condizioni ambientali sfavorevoli (vento, pioggia, neve, temperature rigide,…).

Stato dell'arte della tecnologia
Il WEP (Wired Equivalent Privacy)
Per fronteggiare le numerose vulnerabilità cui una rete wireless è soggetta intrinsecamente l’ IEEE 802.11b Working Group ha standardizzato l’algoritmo di cifratura WEP (Wired Equivalent Privacy) che doveva nelle intenzioni dei suoi progettisti:
a) assicurare che i sistemi WLAN avessero un livello di privacy equivalente a quello delle reti wired crittografando i segnali radio;
b) fornire un meccanismo di autenticazione all’interno della rete.


Le vulnerabilità del WEP

Ben presto sono emersi però una serie di problemi legati al WEP e a partire dagli studi effettuati dall’ISAAC (Internet Security, Applications, Authentication and Cryptography), team dell’Università della California, per arrivare agli ormai famosi paper “Weakness in the Key Scheduling Algoritm of RC4”, di Scott Fluhrer, Itsik Mantin e Adi Shamir, e “Using the Fluhrer, Mantin and Shamir Attack to Break WEP”, di Adam Stubblefield, John Ioannidis e Aviel D. Rubin è diventato sempre più chiaro che l’architettura implementata dall’IEEE 802.11b Working Group (WG) non era affatto sufficiente a garantire un livello di sicurezza adeguato per l’utilizzo di tale tecnologia.

Evoluzione degli standard
Il Working Group IEEE 802.11, ha creato allora il Task Group I per standardizzare una architettura di sicurezza per reti wireless più robusta ed efficiente.
TG I è previsto completare una prima fase dei propri lavori con la ratifica dello standard 802.11i che specificherà la nuova architettura di sicurezza per le reti 802.11. Al momento, il TG I è giunto alla definizione del Draft 4.0. Intanto, è stata rilasciata da Wi-Fi Alliance la soluzione intermedia WPA (Wi-Fi Protected Access) che risulta compatibile con l’hardware in uso e mitiga le vulnerabilità esistenti introducendo alcune delle scelte adottate in 802.11i.
La futura architettura 802.11i si basa sul concetto di Robust Security Network Association (RSNA). Una RSNA aggiunge una serie di funzioni di sicurezza all'architettura IEEE 802.11-1999:
nuovi meccanismi crittografici per l’incapsulamento dei frame 802.11i;
meccanismi avanzati di autenticazione per STA e AP;
meccanismi avanzati per la gestione delle chiavi di sessione.
Creazione e utilizzo di una RSNA tra due entità 802.11i seguiranno una precisa serie di fasi come si evince dall’immagine seguente:

Nello standard 802.11 i messaggi di tipo Beacon e Probe Response permetteranno ad una STA di scoprire l’esistenza di un AP. Ora in tali messaggi un AP 802.11i potrà pubblicare le sue security capability in termini di meccanismi di autenticazione e crittografia supportati. Una STA potrà selezionare tali meccanismi durante la procedura di associazione con l’AP (messaggio 802.11 di tipo Association Request).
La fase di autenticazione risulta completamente ridisegnata. In particolare, 802.11i prevede l’utilizzo dello standard IEEE 802.1x per “Port based Network Access Control”. Applicabile a diverse tipologie di reti (Ethernet, Token Ring, WLAN), IEEE 802.1x definisce il protocollo EAPOL (Extensible Authentication Protocol over LANs) che fornisce un framework per la negoziazione di un meccanismo di autenticazione. L’architettura 802.1x prevede tre entità coinvolte: un Supplicant che richiede accesso alla rete, un Authenticator (ad esempio un AP) in grado di fornire tale accesso e un Authentication Server (AS) incaricato di autenticare e autorizzare il Supplicant. Il framework EAP supporta una nutrita serie di credenziali con caratteristiche alquanto differenti: semplici segreti condivisi (EAP-MD5), certificati digitali X.509 (EAP-TLS), meccanismi ibridi (EAP-TTLS, PEAP), credenziali di derivazione telefonica (EAP-SIM, EAP-AKA).
802.11i non specifica l’utilizzo di un particolare metodo EAP; stabilisce, tuttavia, alcuni vincoli a cui deve sottostare un metodo per poter essere ritenuto valido:
garantire mutua autenticazione;
poter derivare una chiave di sessione.
Il supporto a IEEE 802.1x è uno degli accorgimenti già introdotti da alcuni vendor su apparati 802.11 attualmente in commercio come parte della soluzione WPA.
802.11i definisce inoltre due nuovi differenti meccanismi per la protezione dei frame 802.11i: il Temporary Key Integrity Protocol (TKIP) e il Counter Mode with CBC-MAC Protocol (CCMP).

La coesistenza di due soluzioni deriva dal desiderio di avere al tempo stesso una soluzione di media robustezza in grado di essere implementata sulle piattaforme hardware attuali e una più robusta pensata per prodotti di nuova generazione.
Entrambi i protocolli presentano delle caratteristiche in grado di risolvere (o mitigare considerevolmente) le vulnerabilità presentate da WEP, in particolare:
presenza di un meccanismo crittografico con funzionalità di integrità;
proteggere l’intestazione 802.11i e non solo il payload;
presenza di un meccanismo di anti-replay;
uso di Initialization Vector (IV) estesi.

Conclusioni

Come evidenziato, la crescente diffusione delle tecnologie wireless pone oggi una serie di requisiti in termini di architetture per l’accesso sicuro alle reti dati. In particolare, l’uso di IEEE 802.11 presenta delle criticità assai differenti rispetto alle tradizionali tecnologie per reti legacy. Ciò è dovuto alla concomitanza di più cause, tra cui:
maggiore varietà delle applicazioni supportate. Ciò rende, tra l’altro, potenzialmente più appetibili le opportunità di attacco portate sia verso i terminali sia verso la rete stessa;
connettività diretta alla rete aziendale e/o alla rete Internet. Sia i client wireless, sia la stessa rete aziendale risultano immerse in un ambiente ostile. Si assiste in verità ad una progressiva disgregazione del perimetro di rete tanto caro alle tradizionali pratiche di sicurezza su reti cablate;
numero estremamente vasto di entità in grado di fornire l’accesso alla rete via canale wireless. L’architettura di sicurezza implementata dalle odierne reti telefoniche cellulari ad esempio basa la sua robustezza sulla presenza di pochi operatori ed una rete considerata completamente fidata, assunzioni difficilmente estendibili ad un futuro accesso wireless pervasivo.

E’ evidente dunque che è necessario implementare un’architettura di sicurezza molto robusta per tali reti e che non si affidi soltanto alla soluzione base SSID – Mac Address filtering – WEP a causa dei problemi noti.
Esistono diversi approcci per rendere sicura una rete wireless 802.11 e la soluzione “ottima” in una particolare rete dipende da svariati fattori quali il livello di sicurezza richiesto, la dimensione della rete, la possibilità di accedere alla rete in remoto, l’apertura della rete ad utenti “guest”, etc.
In linea di massima comunque in ambienti enterprise è necessario realizzare un’architettura di sicurezza che si avvicini al più possibile a quella definita dal draft 802.11i e descritta brevemente nei paragrafi precedenti, aggiungendo ove possibile e richiesto soluzioni VPN-based.


Davide Felice Ferri


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