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  Il caso dell'antenna Umts

Conviene farsi installare una nuova antenna sulla propria abitazione?

Nei giorni scorsi (aprile 2002) presso un noto gruppo di discussione su Internet dedicato alla telefonia cellulare di terza generazione è giunta una e-mail con il seguente contenuto.

"Necessito di informazioni riguardo una proposta pervenutami dal fornitore "X". Vorrebbero installare sul tetto dello stabile un'antenna trasmettitore di servizi Umts. Si sono presentati con una proposta economica che mi lascia un po' perplesso. Il pensiero sta alla mia salute, mi domando a quali tipi di danni posso incorrere in futuro con un tale apparato sul mio tetto. In linea d'aria sarebbe distante da me non piu di 30 metri. Ovviamente il signore che si è presentato, alle mie domande si è sempre mostrato sicuro nel rispondermi che questi ripetitori sono a basso voltaggio e non sono dannosi. Mi dice inoltre che essendo a basso voltaggio hanno una portata limitata ad un Km.
La notizia che a me è sembrata inapplicabile è che entro il 2005 tutti gli apparati Gsm scompariranno per lasciare posto all' Umts. Questo significa che entro il 2005 tutti i milioni di telefonini verranno buttati nel cassonetto dei rifiuti perché ormai inutilizzabili.
Ancora una cosa, un apparato trasmettitore può ospitare tutti gli operatori? Aiutatemi per favore a capire meglio a cosa andrei incontro accettando la loro proposta. Grazie. M. P.".


Per rispondere a questo interlocutore è nato un ampio dibattito tra specialisti, che, in sintesi è possibile concentrare come nel seguito riportato.

Salute
Intanto non bisogna confondere le emissioni dei diversi impianti: ad esempio le antenne di telefonia e le antenne di radio-televisione, visto che sono queste ultime che impegnano in genere grosse potenze con maggiori campi elettromagnetici.
Poi dalla e-mail si nota che, visti i ricorsi delle associazioni consumatori contro le installazioni di antenne sugli edifici pubblici (ospedali e scuole), gli operatori mobili oggi ricorrono anche alla scelta di siti posseduti dai privati.
Sulla pericolosità per la salute esiste una letteratura già piuttosto ampia (vedere cenni successivi), ma nessuno è ancora riuscito a dimostrare un nesso diretto tra emissioni radio delle antenne per reti cellulari e insorgenza di malattie.
Chi effettua misurazioni sui campi elettromagnetici sia del valore di fondo che ad impianti attivati assicura che questi sono ben sotto i limiti di legge. Valori più alti in genere si hanno se nelle zone sono già presenti altre antenne.
Inoltre gli operatori mobili devono presentare agli enti preposti (Asl e Arpa) una stima del campo irradiato dall'antenna e, se non rispetta i limiti di legge, non viene data l'autorizzazione.
Pertanto, prima di installare le antenne si fanno sempre dei calcoli previsionali, che non sono molto precisi, ma sbagliano quasi sempre per difetto e son quindi molto cautelativi.
Vista la direzionalità dell'antenna, nel caso citato dalla e-mail il diagramma di irradiazione in verticale è molto stretto (infatti l'interesse di chi pianifica la copertura radio è quello di coprire l'intera cella che varia da alcune centinaia di metri a alcuni km a seconda della tecnologia) e, sempre secondo la descrizione, se la casa fosse davanti all'antenna e nella direzione di irradiazione, allora si potrebbe misurare un valore più significativo. Essere sotto un'antenna è meglio che essere di fronte.

Convenienza
Se il proprietario del sito rifiuta l'offerta degli operatori mobili (in questo caso Umts), rischia di ritrovarsi l'antenna sul palazzo di fronte e, senza incassare nulla, riceve anche maggiori radiazioni. Infatti se un operatore ha deciso che gli serve un'antenna in quella zona del territorio è molto probabile che il posto per metterla prima o poi la trovi.
Inoltre, per quanto riguarda il "co-site" di più operatori sulla stessa antenna, alcune aziende stanno proponendo un'unica antenna multioperatore. In tal modo ogni radio base potrà ospitare più operatori, tanto è vero che era stata ventilata l'ipotesi (poi non accettata per strategie aziendali) di creare una rete Umts che supportasse più gestori.
Se il sito è adatto si potrebbe anche pensare ad un co-siting fra vari operatori: solitamente non più di tre, con un ulteriore possibilità di introito per il proprietario del sito.
A proposito di offerta economica, si potrebbe trattare di 4.000 euro per il primo anno per ogni operatore e 5.500 euro all' anno per ogni operatore per gli anni successivi. Oppure di
15.000 euro una tantum.

Obsolescenza del Gsm
Sulla questione che l'Umts possa rendere inutilizzabili i cellulari Gsm è più semplice far chiarezza, in quanto si tratta di due reti diverse: il Gsm continuerà a funzionare ancora come rete telefonica cellulare normale (fonia, dati, Sms, Ems e Mms).
I costruttori stanno studiando ora i nuovi telefoni dual-mode, che permetteranno di utilizzare il telefono in modo Umts dove ci sarà la copertura (area urbana, industriale, ecc.) e in modo Gsm altrove (suburbano, rurale).
La rete Umts avrà i suoi terminali che, oltre ai servizi Gsm offrirà servizi nuovi, tipici della banda larga.
Gsm e Umts sono destinati a coesistere, almeno per 15 anni.

Le perplessità sulla innoquità degli apparati Umts restano quanto meno lecite, ma se il proprietario del sito rifiuta l'installazione potrebbe subire la beffa di ritrovarsi l'antenna sul tetto del palazzo di fronte, senza ottenere un vantaggio economico.

Studi e norme
Occorre precisare che l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) non ha mai affermato che gli impianti radio che espongono la popolazione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici con frequenze comprese tra 0Hz e 300GHz, producono effetti cancerogeni.
Inoltre, la normativa italiana è molto cautelativa, avendo previsto limiti di esposizione ai campi elettromagnetici di gran lunga più bassi rispetto agli altri paesi europei. Infatti i valori raccomandati dalla Commissione Europea e dall'International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection (ICNIRP) sono almeno 10 volte superiori ai valori italiani di 6 Volt/metro.
Nel 2001 l'OMS ha ribadito, nel promemoria n°263, che non esistono rischi provati: un gruppo di lavoro della IARC ha esaminato gli studi relativi alla cancerogenicità dei campi elettrici e magnetici statici ed ELF. Usando la classificazione standardizzata della IARC, che soppesa i dati di studi sull'uomo, sull'animale e di laboratorio, i campi magnetici ELF - si legge nel promemoria- sono stati classificati come possibilmente cancerogeni per l'uomo, sulla base degli studi epidemiologici relativi alla leucemia infantile. Le evidenze scientifiche relative a tutti gli altri tipi di tumori nei bambini e negli adulti, nonché quelle relative ad altri tipi di esposizione (cioè a campi statici ed a campi elettrici ELF) sono stati considerati non classificabili, perché le informazioni scientifiche erano insufficienti o incoerenti.
L'OMS spiega che "possibilmente cancerogeno per l'uomo" è una classificazione usata per connotare un agente per il quale vi sia una limitata evidenza di cancerogenicità ed un'evidenza meno che sufficiente negli animali da laboratorio. La classificazione è la più debole tra le tre ("possibilmente cancerogeno per l'uomo", "probabilmente cancerogeno per l'uomo" e "cancerogeno per l'uomo") usate dalla IARC per classificare i potenziali cancerogeni in base all'evidenza scientifica.
Non c'è quindi nessuna evidenza convincente che l'esposizione ai campi ELF che sperimentiamo nei nostri ambienti di vita provochi un danno diretto alle molecole biologiche, compreso il Dna. Poiché non sembra verosimile che l'esposizione a campi ELF possa iniziare un processo cancerogeno, sono state condotte numerose ricerche per stabilire se non possa invece influenzare la promozione o la co-promozione del cancro. I risultati degli studi su animali condotti fino ad oggi suggeriscono che i campi ELF non siano né iniziatori né promotori del cancro.
Tuttavia, altre recenti analisi dei dati aggregati di diversi studi epidemiologici hanno però suggerito che, in una popolazione esposta a campi magnetici mediamente superiori a 0,3-0,4 µT, si possa sviluppare un numero doppio di casi di leucemia infantile rispetto ad una popolazione con esposizione inferiore. Nonostante la gran mole di dati, rimane ancora incerto se l'aumento dell'incidenza di leucemie sia dovuto all'esposizione ai campi magnetici o a qualche altro fattore. Dai risultati degli studi epidemiologici si può stimare che meno dell'1% della popolazione sia esposta a livelli di 0,3-0,4 µT laddove si utilizza energia elettrica a 240 V, anche se questo numero potrebbe essere più alto dove si utilizza la tensione di 120 V.

Conclusione
La diffusione delle reti ha contribuito ad aumentare il livello di fondo dei campi elettromagnetici in cui ci troviamo tutti immersi; e, anche per l'avvio di installazioni della rete Umts, il fenomeno è in aumento.
Sembra che il rischio per la salute sia molto basso, ma oggi è impossibile avere certezza. L'eventuale pericolo riguarda il tipo di radiazioni, la loro intensità, la frequenza e la durata di esposizione.
E' perciò importante dotarsi di metodi e sistemi di controllo per far rispettare i valori previsti dalla legge.
A chi è nelle condizioni esposte nella e-mail iniziale è stato perciò consigliato di chiedere l'installazione di una centralina di monitoraggio e, se la location si presta, di farsi rilasciare una opzione, in modo da agevolare la successiva eventuale installazione di altri operatori mobili. Conclusione per chi rende disponibile una propria abitazione come sito per l'installazioni di stazioni radio base: se non è del tutto dimostrato che le radiazioni fanno male (e comunque meglio che averle di fronte), di sicuro i soldi male non fanno.