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Editoriale PeC n. 11- 20 giugno 2001

Editoriali precedenti
n° 10: "Culture da valorizzare: l'interoperabilità"
n° 9: "Su chi scommettere"
n° 8: "Quando le tlc saranno un mercato normale?"
n° 7: "ICT boom! E l'Italia?"
n° 6:
"Monopoli e clienti"
n° 5:
"Intrattersi con il telefonino"
n° 4: "Unificare le comunicazioni è un business"
n° 3:
"Inno agli innovatori"
n° 2: "Mancate convergenze"

n° 1: "Le telecomunicazioni alla fine del 2000"

Utenti e Arpu: quale la realtà?

Gli operatori di telefonia cellulare si stanno ponenedo il problema del conteggio della effettiva base di utenti, ovvero di distinguere tra il numero complessivo delle sottoscrizioni (Sim) e il numero di utenti reali.
Nel seguito, propongo alcune riflessioni sul tema, con uno sguardo a quanto accade in altri paesi europei.
In una situazione di mercato in cui diventano sempre più rilevanti il fenomeno degli utenti plurisim e l'acquisto di terminali con scheda inclusa come semplice sostituzione di apparato (per cui la scheda, una volta esaurita, spesso non viene ricaricata), le differenze possono essere significative. Nella tavola sottostante sono riportate le proiezioni elaborate da Markab del parco Sim ad uso personale - escluse quindi le applicazioni embedded - in Italia, suddiviso tra utenti mono e pluri Sim.



In Germania, ad esempio, gli analisti di Deutsche Bank hanno recentemente ritoccato verso il basso le previsioni di revenue per D2 - Vodafone, proprio a causa del fatto che, essendo i precedenti valori calcolati in base al numero di subscribers, essi risulterebbero sovrastimati rispetto al calcolo fatto sugli utenti effettivamente attivi.
In UK, SprintPCS dichiarava, alla fine del 2000, oltre un milione di utenti di wireless web, ma meno della metà di essi ha generato revenue mediante tale servizio. La politica di push adottata da SprintPCS, consistente in 6 mesi di utilizzo gratuito, ha spinto ulteriormente più verso nuovi abbonamenti che verso un maggiore utilizzo dei servizi.
In Europa, da sempre gli operatori si affrontano a colpi di Sim vendute; in controtendenza a ciò, quest'anno Orange ha annunciato che considererà inattivi gli utenti che non fanno o ricevono chiamate da tre mesi. Vodafone segnala che adotterà una politica analoga, stimando che questo porterà ad una riduzione della base utenti di circa il 9%. Per BTCellnet il tempo oltre il quale un utente viene ritenuto inattivo è di sei mesi, mentre One2One lo allunga ad un anno.

Anche l'Arpu verrebbe dunque calcolato in base agli utenti attivi e di conseguenza tenderebbe a salire. Ciò potrebbe portare dei benefici anche agli occhi dei mercato finanziari, che non osservano più tanto il numero di utenti di un operatore per fare le loro valutazioni quanto gli aspetti più strettamente economici.
La tendenza a ridurre il numero di utenti per aumentare l'Arpu sembra confermata dal fatto che in UK, patria del sussidio sui telefoni con scheda prepagata, tale politica ha avuto un freno significativo.
Infine, va rilevato che il numero di Sim non può essere un dato utile per estrapolare il nuovo traffico multimediale: da
ricerche condotte in Giappone, ben il 40% di possessori di terminali mobili internet-enabled sembrano intenzionati a non utilizzare i loro telefoni per accedere alla rete.
La priorità dei mobile operator nei prossimi anni, dunque, sembra essere quella di incrementare margini e cash flow, più che il numero di clienti e, conseguente, market share.
La sfida è quella di riuscire a quantificare in modo corretto ed uniforme le dimensioni del mercato reale, per poterlo sviluppare facendo leva sulla percezione di valore e sull'incremento nell'utilizzo dei servizi di Mobile Internet.

Mario Massone
mario.massone@markab.it

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"Intrattersi con il telefonino"
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"Inno agli innovatori"
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