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Editoriale PeC
n. 12
- 2 luglio 2001


La difficile missione del Mobile Operator

Alle soglie del 3G, gli operatori di telefonia cellulare si interrogano su quale sarà la loro missione futura.

Il mercato italiano è caratterizzato da tanti utenti e poche idee.
Ad un recente convegno un relatore ha presentato la seguente fotografia: gli operatori mobili sembrano vivere in un "giardino privato" , mentre i clienti si trastullano in un "parco giochi" ed il comparto si misura con "ingenui esperimenti normativi".

I ritardi con cui si sono mossi gli operatori mobili con il Gprs possono celare una forma di accordo contro la comunità del business ?
Forse non sarà proprio così, ma intanto il ritardo si è verificato, e non penso sia il caso di affermare (come alcuni mobile operator spesso fanno) che tutto ciò è dovuto alla immaturità del nostro mercato, anche se il livello di pressione esercitato dal mondo economico su questo tema non si può dire sia stato elevato!

Da parte dell'offerta, dopo molti mesi sono stati solo di recente stipulati accordi di standardizzazione tesi a garantire l'interoperabilità. Gli operatori sono corsi ai ripari, non potendo accettare soluzioni proprietarie, ma intanto le programmazione sbagliata sulle fabbriche tuttora non consente consegne significative di terminali da commercializzare.

Da parte della domanda, il Gprs all'avvio sembra che stranamente privilegi il settore consumer. Di fatto le aziende non hanno ancora chiarito come far migrare ed integrare i servizi e le applicazioni su IP e via radio. Inoltre, il livello di cooperazione tra operatori mobili ed aziende non è adeguato, visto che è ancora poco concretizzata la compatibilità prima dei modelli di business e dopo delle tecnologie.

"Le tecnologie Internet sono uno strumento - indubbiamente potente - che può supportare o danneggiare il posizionamento strategico di un'Azienda.
La chiave per utilizzarlo in modo più efficace consiste nell'integrarlo sia nella Strategia sia nelle Operations dell'Azienda al fine di: affiancare, più che cannibalizzare, gli approcci competitivi tradizionali e creare vantaggi sistematici che i concorrenti non possono copiare". Michael Porter - 2001.


Se si intendono realmente porre le basi per lo sviluppo del Mobile Internet, occorre che si creino le condizioni industriali per il m-business, prima ancora di focalizzarsi sulle applicazioni del tipo m-commerce.
Occorre cioè che si realizzino i servizi alle aziende.

Un'ultima considerazione raccolta in un recente dibattito.
La Sim non deve restare di proprietà del mobile operator. Si tratta di un'identità digitale che deve essere posseduta dal cliente. In altre parole non si vede perchè le aziende - quali esse siano - debbano lasciare all'operatore mobile la gestione delle informazioni sui loro clienti (ormai non solo più persone, ma anche macchine). In tal caso la "number portability" non è sufficiente.
E' evidente che in molti vorrebbero che le società di telefonia cellulare restassero confinate a svolgere la loro missione principale: quella del trasporto.
Peccato che il business si sposti altrove...

Mario Massone
mario.massone@markab.it
Editoriali precedenti
n° 11:
"Utenti e Arpu: quale la realtà?"

n° 10: "Culture da valorizzare: l'interoperabilità"
n° 9: "Su chi scommettere"
n° 8: "Quando le tlc saranno un mercato normale?"
n° 7: "ICT boom! E l'Italia?"
n° 6:
"Monopoli e clienti"
n° 5:
"Intrattersi con il telefonino"
n° 4: "Unificare le comunicazioni è un business"
n° 3:
"Inno agli innovatori"
n° 2: "Mancate convergenze"

n° 1: "Le telecomunicazioni alla fine del 2000"