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Editoriale PeC
n. 19
- 12 dicembre 2001


Lo Stato ricco
ora deve redistribuire

Nel mercato della mobile communication lo Stato è un attore senza dubbio soddisfatto dal punto di vista economico. Infatti, nella sua qualità di esattore, ha ampiamente raccolto in questo ultimo decennio dagli utenti e dagli operatori: con tasse di concessione governativa, con l'assegnazione delle licenze Umts, con l'imposta indiretta sui consumi e con gli sgravi concessi solo al 50% per l'utenza business sui costi telefonici sostenuti.
Solo di recente, gli interlocutori pubblici più qualificati hanno concordato che occorreva ridurre questa morsa fiscale.
Ma, a tal punto, pensiamo che non basti più ridurre le tasse.

Anche i bilanci dei principali operatori sono ancora positivi ed i margini sui costi operativi rimangono molto interessanti. Tuttavia a loro viene spesso contestata la volontà di voler ingessare l'intera filiera del valore, sino a mettere in discussione il modello di business.
Intanto evidenziamo che il comparto mobile rappresenta un esempio unico nel mondo delle telecomunicazioni in cui la rete infrastrutturale costituisce un effettivo asset di concorrenzialità per la copertura e la qualità del servizio, e non si vedono le motivazioni per cui tale asset debba essere condiviso con altri.
Passiamo poi al rapporto con i clienti finali. Esso dipende dal valore percepito dei servizi: sino ad oggi l'interesse per la comunicazione (vocale e con sms) ha prevalso di gran lunga su quella per i contenuti. Quindi non si vedono esigenze di realizzare diversi modelli di business.
Per contro, se ci si chiede per quali motivi le aziende dovrebbero affidare i contenuti dei loro database ai mobile carrier, forse si potrebbe rispondere per l'analogo motivo per cui da anni li affidano a color che gestiscono le reti fisse, magari pagando per avere linee a più alte prestazioni e più sicure.
La volontà di scalzare il mobile carrier dalla sua posizione sembra in gran parte un esercizio che evidenzia la debolezza delle soluzioni alternative. In altre parole, non sono evidenti le condizioni economiche che sosterrebbero le nuove regole del gioco.

Invece, agli operatori dovrebbero essere richiesti un forte impegno verso gli standard, per garantire l'interoperabilità, e decise scelte di investimenti, ad esempio sul versante IP,
per mantenere adeguato il livello di investimenti anche in un periodo particolarmente critico come l'attuale.

Inoltre, per garantire una concreta integrazione delle applicazioni sulle loro piattaforme i carrier debbono farsi promotori di soluzioni le più semplici e le meno costose possibili per i fornitori di contenuti. In tal modo possono dimostrare la loro più efficace capacità di produrre concorrenza sui servizi.

Ma ritorniamo allo Stato, per vedere se e come la PA diventa attore protagonista in questi mercati.

Ci sono molte occasioni che potrebbero contribuire al lancio del Gprs in Italia. Anche in questa situazione lo Stato può mostrare di impiegare parte dell'introito fiscale attraverso spese per ammodernare la propria organizzazione e per vendere servizi ai cittadini!
L'Euro poteva essere un'occasione, ma si presenteranno a breve altre situazioni adatte per proporre nuovi servizi di mobile-commerce, di sicurezza e di certificazione
.

A breve partono i primi bandi di finanziamento per i progetti per l'e-government e per le Pubbliche Amministrazioni con una prima tranche da 100 a 250 milioni di euro.

Lavoriamo su questi progetti!

Mario Massone
mario.massone@markab.it

Editoriali pubblicati nel 2001
n° 17: "Certezze e incertezze"
n° 16: "Sms anonimi, mercato e norme"
n° 15: "In attesa degli MMS"
n° 14: "Pullover o pneumatici?"
n° 13: "Flatrate: per far crescere il mercato"
n° 12:
"La difficile missione del mobile operator"
n° 11:
"Utenti e Arpu: quale la realtà?"

n° 10: "Culture da valorizzare: l'interoperabilità"
n° 9: "Su chi scommettere"
n° 8: "Quando le tlc saranno un mercato normale?"
n° 7: "ICT boom! E l'Italia?"
n° 6:
"Monopoli e clienti"
n° 5:
"Intrattersi con il telefonino"
n° 4: "Unificare le comunicazioni è un business"
n° 3:
"Inno agli innovatori"
n° 2: "Mancate convergenze"

n° 1: "Le telecomunicazioni alla fine del 2000"