Editoriale
PeC
- 19 gennaio 2001
Editoriali
precedenti
n°
1: "Le telecomunicazioni alla fine dell'anno 2000.
I segnali, in gran parte positivi"
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Grandi e piccole storie di mancate convergenze. |
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Ha
fatto molto scalpore in questi giorni, sulla stampa e in borsa, la
mancata autorizzazione dell’Authority al programma di acquisizione
di Tmc da parte di Seat (e Telecom Italia ha immediatamente presentato
ricorso al Tar del Lazio).
Per la verità la vicenda era nota ed i rischi legislativi anche.
Nulla di nuovo, quindi, se non che la decisione del Regolatore è
stata presa (con i soliti tempi lunghi e con le solite spaccature
politiche interne) in controtendenza rispetto alle logiche dello sviluppo
del mercato. Tant’è vero che lo stesso Presidente Cheli ha contestualmente
invitato il Governo a modificare le regole per le società che operano
nel settore della convergenza.
Il problema resta e sarà sempre più quello di far conciliare la frenetica
innovazione tecnologica e dei mercati con i freni normativi e burocratici.
Ma non è solo una logica di tempi. Da
molti anni (praticamente dalla mancata fusione di Italtel con Telettra
dei primi anni '80) constatiamo, tristemente, come in Italia manchino
politiche industriali per il comparto delle telecomunicazioni. Anche
ciò che sta accadendo in questi ultimi anni conferma le difficoltà
che incontrano scelte di indirizzo strategico. Non solo ciascuno naviga
a vista, ma si continuano a non sfruttare le ondate di congiuntura
positiva, se non per interessi di bottega. Perdere certe sfide e trasformare
il paese in un mercato in gran parte da conquistare non è una buona
prospettiva, ma è l’ineluttabile risultato di quanto non si sta facendo.
Con conseguenze molto forti per la stabilità economica e finanziaria
di chi crede in questa innovazione ed in essa ha investito.
A questo punto vorremmo estendere considerazioni
che spesso portiamo nella nostra attività professionale e che concernono
la mancanza di cultura dei servizi. Ovvero, nonostante che tutti siano
consapevoli dell’importanza del servizio reso ai clienti, solo pochissimi
sono in grado di attuarlo con le dovute risorse e con la necessaria
continuità. Quali sono le motivazioni di questa carenza dell' imprenditoria
e del
management sul versante dei servizi nell’era della convergenza multimediale
e dell'e-business?
Per rispondere ricorriamo ad una piccola
storia rigorosamente vera ed attuale.
Uno studio di consulenza localizzato in una zona centrale di Milano
decide di trasferire la sua sede scegliendo di spostarla logisticamente
il meno possibile: da un lato all’altro della stessa strada. L’altro
lato della via è servito da una diversa centrale di commutazione Telecom
e, quindi, la società è costretta a cambiare numero di telefono. Concorrenza
e portabilità del numero rimangono a questo punto solo slogan, perché
per i nostri imprenditori non vi sono scelte.
Per quanto riguarda le linee di collegamento questi consulenti decidono
di ampliare le capacità trasmissive abbandonando l’Isdn per Adsl.
Viene presentata domanda per un servizio ampiamente pubblicizzato
il giorno 20 di ottobre 2000 con relativa firma di contratto il mese
successivo. A gennaio inoltrato i nostri amici sono ancora in attesa
dell'attivazione del servizio di larga banda e sono costretti ad impiegare
un normale modem, con i relativi maggiori costi.
Infine un ultimo appunto sulla tecnologia, ove la parola integrazione
si spreca da anni e dove basta sfogliare una delle innumerevoli riviste
di settore per avere solo l’imbarazzo della scelta. Ebbene, dopo un'ampia
analisi dell'offerta, sulle scrivanie dei collaboratori nella nuova
sede dello studio di consulenza ora continuano ad esserci un telefono
derivato da un centralino e rigorosamente staccato dal computer collegato
alla sua rete dati locale.
Mentre la televisione ci sommerge con
gli spot di un cane che va in giro a fare pipì e la promozione si
trasforma nel fragore di tendoni di spettacolo itineranti, le aziende
attendono i servizi che permettano loro di investire sui servizi,
per i loro clienti.
Mario
Massone
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1: "Le telecomunicazioni alla fine dell'anno 2000. I
segnali, in gran parte positivi"
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