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Editoriale PeC n. 26- 2 aprile 2002
Tecnologie
Un panorama complesso, tra diversificazione e convergenza, favorisce la competizione
Il panorama delle tecnologie che vengono e verranno impiegate nel mondo delle comunicazione personale diventa di giorno in giorno più ricco: basta far riferimento alla rappresentazione riportata nella tavola sottostante.
Ma che significato ha questa abbondanza di offerta, visto che alcuni mercati - ad esempio il cellulare - sembrano già abbastanza maturi e per altri non si vede ancora il decollo?
Inoltre, se da un lato è evidente che servono piattaforme diverse per poter sostenere nuovi modelli di business, dall'altro lato è altrettanto chiaro che la diversificazione richiederà non pochi sforzi per ottenere una appropriata convergenza.

Il telefonino ha già mostrato capacità di integrazione - quando con un solo hand set è possibile allacciarsi a reti diverse: 900, 1800 e 1900 - per garantire l'interoperabilità come fattore indispensabile al mondo delle comunicazioni vocali. Tuttavia, lo stesso telefonino già oggi si presenta come elemento di forte differenziazione e personalizzazione: basti pensare allo stile, al colore, al display, alla suoneria, ai loghi.
Inoltre la discesa dei costi, dai microprocessori alle tariffe dei servizi di base, agevolerà ulteriormente la pervasività delle diverse tecnologie "wireless": mediante lo stesso device potremo collegarci con rete locali, con interfaccia bluetooth, con cellulare, con Wll.

Il mercato del Mobile Business con servizi più sofisticati e multimediali è destinato ad ampiare l'offerta dei device, diversificati non tanto e solo per forme e dimensioni, ma soprattutto per funzionalità.
Saranno perciò i servizi a richiedere una integrazione funzionale, anzi sarà questa capacità di disegnare soluzioni integrate a fare la differenza, a partire dai mercati business e poi per quelli consumer.
Tuttavia proprio su questo versante sembrano esserci i dubbi maggiori.
Come si raggiunge il consumatore, ovvero con un modello B2B2C o con il più tradizionale B2C?
Se B2B2C, perchè le aziende dovrebbero dare questi servizi: in omaggio, ad intregrazione del proprio prodotto, per diversificare l'offerta?
Quale tipologia di pricing impiegare? Se B2B2C, si tratta di un fee per consumatore, ma come commisurare l'utilizzo con l'incassato?
Se B2C, l'deale è un abbonamento per semplificare le procedure commerciali ed amministrative, ma come tener conto della scarsa propensione degli italiani agli abbonamenti preferendo a consumo?
Se invece si tariffa a consumo, a parte la valorizzazione di ogni tipo di servizio, con quale meccanismo si pensa di addebitare il costo al consumatore?
Rispondendo a queste e ad altre domande sono stati costruiti nuovi modelli di offerta, risultati quasi sempre piuttosto complessi.
Solo ponendoci nell'ottica del servizio e del cliente finale riusciremo a vincere la vera sfida del mercato: la semplicità del servizio offerto.

Eppure la disponibilità di nuove tecnologie non dovrebbe rappresentare una complicazione, ma piuttosto una opportunità.
Si ricorda come le più recenti ricerche condotte dall'Osservatorio Personal Communication pongano in evidenza come le aziende italiane si trovino a dover affrontare le seguenti criticità:
  • la difficoltà nel trovare un equilibrio tra i driver tecnologici e driver di mercato
  • la consapevolezza della centralità del cliente (Crm) non si è ancora tradotta in azioni altrettanto efficaci
  • l’innovazione d’offerta è il motore del cambiamento, mentre l’aumento delle quote di mercato resta l’obiettivo primario
  • permane incertezza sul Roi, che i vari modelli proposti dall'offerta non sembrano dissipare
  • gli investimenti sulle reti IP based sono in crescita
  • i tempi stimati per i progetti sono spesso troppo limitati
  • l’integrazione si conferma un fattore critico.


E' evidente quanto occorra fare chiarezza sui diversi fattori in gioco, a partire dalle tecnologie.
A tal proposito, siamo convinti che il ruolo primario dell'offerta di ICT non debba essere quello di disegnare nuovi modelli di business - poichè i processi aziendali che sono interessati da queste innovazioni già esistono e si tratta "solo" di decidere come modificarli - ma, piuttosto ci sembra sia di primaria importanza chiedere che le loro azioni si concentrino su un migliore chiarimento di quali siano le tecnologie più adeguate ai diversi scopi, ovvero quali i plus di una soluzione rispetto all'altra.
In tal modo la concorrenza che ne scaturirà sarà salutare per lo sviluppo del Mobile Business.

Mario Massone
mario.massone@markab.it

Editoriali pubblicati nel 2002
n° 25: "Dieci anni"
n° 24:
"Vas e Sla"
n° 23: "Sms e Sos"
n° 22:
"Gprs: prezzo e prodotto"
n° 21: "Meglio perderli"
n° 20: "Benvenuto 2002"

Editoriali pubblicati nel 2001
n° 19: "Lo Stato ricco ora deve redistribuire"
n° 18: "Banda larga e incentivi"
n° 17: "Certezze e incertezze"
n° 16: "Sms anonimi, mercato e norme"
n° 15: "In attesa degli MMS"
n° 14: "Pullover o pneumatici?"
n° 13: "Flatrate: per far crescere il mercato"
n° 12:
"La difficile missione del mobile operator"
n° 11:
"Utenti e Arpu: quale la realtà?"

n° 10: "Culture da valorizzare: l'interoperabilità"
n° 9: "Su chi scommettere"
n° 8: "Quando le tlc saranno un mercato normale?"
n° 7: "ICT boom! E l'Italia?"
n° 6:
"Monopoli e clienti"
n° 5:
"Intrattersi con il telefonino"
n° 4: "Unificare le comunicazioni è un business"
n° 3:
"Inno agli innovatori"
n° 2: "Mancate convergenze"

n° 1: "Le telecomunicazioni alla fine del 2000"