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Editoriale PeC n. 27- 15 aprile 2002
Telecom e Crm
Quando le difficoltà di un nuovo sviluppo sono dovute alla incapacità di orientarsi al cliente.
Se la crisi del comparto telecomunicazioni per molti è dovuta alla mancanza di una effettiva liberalizzazione dei mercati, è anche vero che questa stessa liberalizzazione benchè incompleta basta a mettere a nudo le criticità della filiera dell'offerta.
Di fatto oggi la vera sfida di rinnovamento si gioca sul versante del Customer Relationship Management (Crm). E non bastano i grandi proclami sulla centralità del cliente. Occorre agire diversamente. Occorre fare chiarezza nei rapporti tra operatori e vendor di tecnologie, deve essere garantita maggiore trasparenza lungo tutto la filiera.
Gli operatori stanno diventando fornitori di servizi, quindi devono essere sempre più attenti alle esigenze dei loro clienti. Per agevolare tale passaggio bisogna spingere l'acceleratore sul modello B2BB2C, attraverso partnership che realizzino una profonda trasformazione della catena del valore.
In tal modo gli operatori di telecomunicazioni saranno costretti a concentrarsi prima sui servizi, sulle applicazioni e sulle innovazioni che possano contribuire a dare qualcosa di diverso e di addizionale al mercato e che i clienti siano disposti a pagare.
Solo a questo punto gli operatori saranno in grado di scegliere - se già sono disponibili, o si metteranno a punto, se ancora non lo sono - le soluzioni tecnologiche adatte a soddisfare le nuove esigenze.

Tale visione del marketing ha fatto la sua prima comparsa quando nuove generazioni di manager sono entrati nelle società di telefonia cellulare, anche se di fatto essi hanno gestito un business ancora di tipo "technology driven" e si sono in gran parte limitati ad usare alcuni strumenti del marketing mix per il mercato di massa: essenzialmente prezzo e pubblicità.
Oggi il mercato cellulare è maturo, alcuni affermano sia addirittura saturo.
Invece, solo quelli che sono dotati di "nuovi" occhi possono vedere le nuove opportunità e sarà il Crm a combattere la miopia degli attori in campo.
Infatti la debolezza realizzativa che traspare dai modeli B2B2C è dovuta alla messa in comune tra operatori telecom e aziende partner di culture e mezzi ancora inadeguati per cogliere tutti i benefici potenziali.
Per valutare un partner sotto questo punto di vista occorre:

1) Documentarsi su come l'azienda risponde ad una domanda del tipo: "Quando un nuovo Crm è realmente orientato al cliente ?"
  • quando il nuovo sistema è veramente semplice da usare
  • quando il cliente finale ottiene dei reali vantaggi
  • quando si incentivano e formano i clienti ad usarlo
  • quando il servizio contribuisce a distinguere l'azienda dai suoi competitori
  • quando il servizio è allineato alle attese del mercato target.

2) Analizzare come si posizionano le scelte di Crm dell'azienda in questione.
La tavola sotto riportata mostra le linee guida per agevolare questa valutazione. Su quale dei quattro quadranti si trova l'azienda partner? E su quale vorrebbe essere, in particolare per il mercato di riferimento?





Infine andrebbe controllata "l'agenda dei cambiamenti" per verificare la presenza dei seguenti punti:

  • Devono essere sviluppate le "fabbriche dei servizi", mediante joint-venture tra carrier e aziende, attraverso consorzi dedicati a settori di mercato o a distretti produttivi.
  • E' vitale dimostrare di passare dallo sconto sui prezzi alla capacità di realizzare e vendere soluzioni e pacchetti personalizzati.
  • Bisogna aumentare l'impegno delle infrastrutture di rete, ad esempio favorendo con promozioni specifiche l'avvio di servizi pubblici ai cittadini che contribuiscano a diffondere un rapido impiego di massa delle nuove soluzioni tecnologiche.
  • Il marketing deve affascinare e fidelizzare, ma non può più creare attese e illusioni.
  • Occorre dimostrare con i fatti che l'ICT ha raggiunto una efficace integrazione nelle sue strategie e modalità di offerta, evitando che i vendor ricerchino soluzioni "speciali" che troppo spesso si dimostrano incompatibili ed inefficaci a far nascere nuove opportunità di mercato.
  • Gli operatori mobili devono "dare il buon esempio", facendo dell'interoperabilità il loro "credo" fondamentale e proponendo offerte di pricing coraggiose.

Quanti hanno nella propria agenda i punti suddetti?

Mario Massone
mario.massone@markab.it

Editoriali pubblicati nel 2002
n° 26: "Tecnologie"
n° 25:
"Dieci anni"

n° 24:
"Vas e Sla"

n° 23: "Sms e Sos"
n° 22:
"Gprs: prezzo e prodotto"
n° 21: "Meglio perderli"
n° 20: "Benvenuto 2002"

Editoriali pubblicati nel 2001
n° 19: "Lo Stato ricco ora deve redistribuire"
n° 18: "Banda larga e incentivi"
n° 17: "Certezze e incertezze"
n° 16: "Sms anonimi, mercato e norme"
n° 15: "In attesa degli MMS"
n° 14: "Pullover o pneumatici?"
n° 13: "Flatrate: per far crescere il mercato"
n° 12:
"La difficile missione del mobile operator"
n° 11:
"Utenti e Arpu: quale la realtà?"

n° 10: "Culture da valorizzare: l'interoperabilità"
n° 9: "Su chi scommettere"
n° 8: "Quando le tlc saranno un mercato normale?"
n° 7: "ICT boom! E l'Italia?"
n° 6:
"Monopoli e clienti"
n° 5:
"Intrattersi con il telefonino"
n° 4: "Unificare le comunicazioni è un business"
n° 3:
"Inno agli innovatori"
n° 2: "Mancate convergenze"

n° 1: "Le telecomunicazioni alla fine del 2000"