| |
| |
Editoriale
PeC n. 65 - 24 gennaio 2005
Idee Chiare
Per far crescere veramente il mercato dei VAS,
non solo Sms e suonerie
|
 |
Il caso Connect
Perché
il servizio Connect non è decollato?
Molti ricorderanno che circa cinque anni fa Targa Service (gruppo Fiat
Auto) presentò un servizio che si collocava nell’area della
infomobilità e costituiva il primo esempio di soluzione integrata
nei contenuti e nella piattaforme tecnologiche per fornire servizi a
supporto dell’automobilista.
Ad oggi i clienti sono alcune migliaia, molto pochi rispetto alle attese.
Le motivazioni di questo mancato successo
sono in gran parte imputabili al salto culturale che le aziende spesso
devo fare nel passare da una visione di prodotto ad una di servizio
e a problematiche che interessano comunque tutti i componenti della
filiera.
Connect non è diventato un fattore cardine per la diversificazione
del prodotto auto e, nel contempo, Fiat non ha trovato con gli altri
costruttori un accordo che permettesse di raggiungere con il nuovo servizio
una massa critica sul mercato, tale da ottenere economie di scala.
Inoltre, per anticipare i concorrenti, il lancio è stato effettuato
con alcuni elementi del marketing mix non ancora adeguati, in particolare
per quanto concerne il rapporto tra costi e prestazioni.
In questa situazione, come in molte altre, si dice che il
committente avrebbe dovuto avere le idee chiare di ciò che intendeva
realizzare.
Ma come fare in modo che ciò avvenga?
Intanto è sempre opportuno non
innamorarsi troppo della tecnologia per non perdere di vista l’obiettivo
principale, il cliente.
All’avvio è stato considerato come cliente principale il
cluster di automobilisti appartenenti alle categorie medie-superiori,
basandosi sulla segmentazione delle autovetture, piuttosto che individuare
nel miglioramento delle condizioni di vita o nelle esigenze di certe
fasce di età i criteri di identificazione del mercato eleggibile.
Il concetto di qualità della vita
e di sicurezza in auto non è strettamente correlato al potere
di acquisto come dimostrato in altri settori di mercato,
ove il cliente è disposto a spendere per ostentare il benessere,
come un vestito, un accessorio o un telefonino, che gli permettono di
“sentirsi bene”. Ma un Vas può dare tenesse?
Chi vende valore
Il cliente cambia le modalità
di attribuzione del valore.
Per comunicare telefonicamente
era - ed è tutt’ora – disposto a pagare un premio
di mobilità all’operatore di telecomunicazioni, ma per
usufruire di un servizio di prenotazione d’albergo o informazione
sulla viabilità individua il valore essenzialmente nel contenuto,
non nel mezzo che glielo fornisce.
Inoltre, come il cliente di una banca affida ad essa i suoi risparmio
l’utente di un servizio di telecomunicazioni affida ad un operatore
un bene altrettanto importante: le sue comunicazioni personali, da
persona a persona mediante voce, testi, e immagini.
Il valore della comunicazione, sia di tipo sincrono che asincrono,
comprende perciò attori (mittente e destinatario) contenuti,
mezzi e servizi. Visto che nella stragrande maggioranza i contenuti
vengono creati dagli stessi attori della comunicazione il mercato
non è aduso ad attribuire un valore essenziale al contenuto.
Internet prima e la televisione digitale terrestre poi abituano il
cliente a considerare i contenuti come un bene che può essere
acquisito gratuitamente o a basso prezzo. Nel contempo è aumentato
l’uso ed è cresciuta l’abitudine all’impiego
di servizi tipo televideo ed sms, utilizzati da parecchi migliori
di italiani nel corso della giornata.
Il posizionamento sul mercato dei veri
VAS (che non siano semplicemente sms o suonerie) risulta arduo,
anche se si intravedono alcune possibilità a partire dalle
scelte di pricing, con pagamenti tramite canoni oppure a consumo.
Sempre per restare sul tema dei servizi innovativi,
anche le più recenti difficoltà riscontrate nella proposta
degli LBS - cioè della prestazione che permette
di localizzare un cliente attraverso la rete radiomobile - dimostrano
che questi servizi, per quanto importanti, restano ancillari e debbono
essere inseriti nel piano commerciale di una offerta che governa i
servizi principali, offerta che il cliente finale non sempre identifica
con i gestori delle reti di telecomunicazioni.
Nei casi come Connect sembrerebbe perciò opportuno che
la vendita di un servizio e dei relativi contenuti informativi venga
effettuata non dal produttore di autoveicoli, ne tanto meno dall’operatore
di telecomunicazioni, ma piuttosto da aziende
che appartengano al mondo dell’editoria. Sono
infatti gli editori che conoscono i vari elementi di mercato, a partire
dalla selta del media adatto e delle modalità di prezzo praticabili
in relazione alle tipologie di fruizione.
In conclusione, il committente giusto
è l’editore perché ha le idee chiare, o quanto
meno può averle più di altri nel proporre il valore
del “benessere” collegato ai nuovi Vas.
Mario
Massone mario.massone@markab.it
Editoriali
pubblicati nel 2005
n° 64: "2004:
videofonini e non solo"
|
Editoriali
pubblicati nel 2004
n° 63: "Concorrenza,
innovazione e professionalità
n° 62: "Ripensare
all'ICT"
n° 61: "Dal
Voice Processing al VoIP"
n° 60:
"Monopolio e libero mercato"
n° 59: "Risorse
Umane e Mercato"
n° 58: "Serve
una 488 per il mobile business"
n° 57:
"Televisione Digitale Terrestre
e interattività"
n° 56:
"L'ARPU del broadband su rete fissa"
n° 55: "Servizi:
ancora e sempre"
n°
54: "Telefonio
e individuo"
|
Editoriali
pubblicati nel 2003
n°
53: "Anche
per il 2004 molte novità"
n° 52: "Verso
la Televisione Digitale Terrestre"
n° 51: "Wi-Fi:
new dotcom?"
n° 50: "Mobile
Crm e ROI"
n° 49: "Reti
commerciali per offrire soluzioni integrate"
n° 48: "Marketing
driver"
n° 47: "Il
coraggio di fare promesse contenute"
n° 46: "Offerte modulari
e leasing per riavviare lo sviluppo"
n° 45: "Non parlarsi addosso,
coinvolgere altre funzioni"
n° 44: "Le malattie dell'on-line"
n° 43: "Mobilità
e multicanalità"
n° 42: "Nomadismo digitale"
n° 41: "Occorre una vision
più chiara"
n° 40:
"Benefici dal confronto"
n° 39: "Telecomunicazioni:
indutria sana e credibile"
n° 38: "Cercansi
clienti" |
Editoriali
pubblicati nel 2001
n°
19: "Lo
Stato ricco ora deve redistribuire"
n° 18: "Banda
larga e incentivi"
n° 17:
"Certezze e incertezze"
n° 16:
"Sms anonimi, mercato e norme"
n° 15:
"In attesa degli MMS"
n° 14:
"Pullover o pneumatici?"
n° 13:
"Flatrate: per far crescere il mercato"
n° 12: "La difficile missione
del mobile operator"
n° 11: "Utenti e Arpu: quale
la realtà?"
n°
10: "Culture da valorizzare: l'interoperabilità"
n°
9: "Su chi scommettere"
n° 8: "Quando
le tlc saranno un mercato normale?"
n° 7: "ICT
boom! E l'Italia?"
n° 6: "Monopoli e clienti"
n° 5: "Intrattersi con il telefonino"
n° 4: "Unificare
le comunicazioni è un business"
n° 3: "Inno agli innovatori"
n° 2: "Mancate
convergenze"
n°
1: "Le telecomunicazioni alla fine del 2000" |
|
|