Il Marketing sconosciuto
Giorni
fa ho letto l’interessante articolo “Il rischio
è che il marketing ostacoli la ricerca tecnologica” di
Stefano Carli su Affari & Finanza de la Repubblica.
Molte
delle osservazioni sono condivisibili, ma bisogna prima di tutto dire
che - come spesso accade - il termine marketing è in questo
caso confuso con la pubblicità. E’ vero che molti identificano
Omnitel prima e Vodafone poi con Megan Gale e con il “tutto
intorno a te”, così come le ragazze con la barca e “vivere
senza confini” hanno rappresentato altrettanti richiami forti
per Tim. E ciò non é che il risultato del fatto che
per essere su un mercato di massa di queste dimensioni (una e più
sim per abitante) occorre ricorrere a dosi massicce di comunicazione
pubblicitaria con relativi budget.
Tuttavia va ricordato che il Marketing è una strategia, non
uno o più strumenti del suo mix. E tale concetto nel mondo
delle telecomunicazioni ha sempre fatto fatica ad imporsi, essenzialmente
perché questi mercati non sono mai stati del tutto liberi.
Ma andiamo con ordine.
Intanto sino ad oggi i rischi che si sono corsi non sono certamente
da attribuire a strategie di marketing errate, ma piuttosto ad altro.
Tra questi rischi, la rilevante presenza di ingegneri nel comparto
ha spinto ad innamorarsi di quanto di spettacolare può fare
la tecnologia, ritenendo che siano nuove funzionalità e prestazioni
a far vincere un prodotto o un servizio.
E si tratta di un rischio ancora esistente.
Ad esempio in questi tempi di afferma che il personal computer non
ha futuro nelle nostre case, in quanto, se si vuole che i servizi
on-line si sviluppino, essi debbono essere accessibili a tutti e,
quindi, occorre renderli usufruibili attraverso la televisione ed
interagire con essa mediante telecomando. Ci rendiamo conto che si
tratta di una importante guerra tra piattaforme (es. Microsoft e Sun)
ma ci chiediamo se ciò non rischi di produrre la proliferazione
dei telecomandi già esistenti in casa - per televisione, per
videoregistratore, e per altri strumenti - avendo più volte
constatato quanti tasti funzione siano presenti su di un telecomando
e come di alcuni non sappiamo neppure la loro funzione e molti altri
non li usiamo praticamente mai.
Ci sono poi i rischi indotti da errori nelle visioni finanziarie,
che hanno sfiorato il comparto nel periodo della bolla speculativa
su internet e che lo hanno interessato con la vendita delle licenze
Umts.
Anche se sono fondamentalmente d’accordo che occorre cercare
di contenere la spirale di crescita del budget pubblicitari degli
operatori di telecomunicazioni, ritengo che oggi le priorità
siano altre.
I nuovi modelli
Il
modello di outsourcing sta sempre più interessando gli operatori:
dal customer care alle infrastrutture tecnologiche.
Sono circa un centinaio i call center che svolgono servizi di customer
care e di telemarketing per conto degli operatori di telecomunicazioni
che operano in Italia ed il numero di postazioni operatore gestite
in outsourcing sono superiori al numero delle postazioni in house.
E’ ormai lontano il momento in cui Omnitel vantava come elemento
distintivo i propri addetti alla relazione con il cliente.
Sul versante delle tecnologie, H3G ha di recente annunciato l’affitto
ad Ericsson del ramo d'azienda che comprende le funzioni di progettazione,
pianificazione, esercizio e manutenzione delle infrastrutture e dei
sistemi informativi. Ericsson avrà in appalto queste attività
per cinque anni e circa 760 tecnici di H3G confluiranno in Ericsson.
Le filiere verticali degli operatori, un tempo completamente
ingessate, si stanno gradualmente aprendo.
In momenti difficili e complessi con la necessità
di contenere i costi è fortemente consigliato concentrarsi
sul proprio business: quindi Ericsson sulla gestione ed evoluzione
della infrastruttura di ICT e H3G sul marketing e sul branding, in
particolare dei nuovi servizi.
Da notare che se l’operatore sceglie di gestire i servizi e
non la rete si aprono nuove opportunità anche per il tradizionale
fornitore di reti di telecomunicazioni.
Affinché questa scelta innovativa degli operatori di telecomunicazioni
possa impattare positivamente, consentendo l'aumento complessivo del
business ed evitando il rischio di esuberi di personale, tale strategia
dovrà essere coerente con lo sviluppo dell'offerta dei servizi.
Questo è il punto topico.
La sfida posta da questo nuovo modello non sta più
nel tradizionale passaggio dal technology driver al customer driver.
Infatti si ritiene che gli operatori sappiano già
vendere servizi pilotando le tecnologie a sostegno dello sviluppo
degli stessi, ma si ha il dubbio che le loro strategie di marketing
stiano riuscendo a rendere veramente consapevoli i clienti dell’esigenza
di nuovi servizi.
Difficilmente questo mercato di massa ci sorprenderà ancora
con un regalo tipo gli sms.
In conclusione, gli investimenti di marketing saranno tali
- e non solo budget pubblicitari - se questi nuovi modelli si potranno
imporre, superando i freni posti da chi li osteggia perchè
non vuole cambiamenti.
Mario
Massone mario.massone@markab.it
Editoriali
pubblicati nel 2005
n°
65: "Idee
chiare per far crescere i Vas"
n° 64: "2004:
videofonini e non solo"
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