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1) il superamento della distinzione tra i tradizionali segmenti business e consumer 2) la domanda del mercato italiano è in crescita, ma in gran parte soddisfatta da fornitori esteri. Partiamo da quest'ultima considerazione che viene suffragata dalla lettura del numero di espositori stranieri presenti al Cebit 2001: quelli italiani erano solo 76 e solo al 12° posto, persino dopo Olanda e Belgio, ed il trend degli espositori italiani è in diminuzione. La domanda interna di prodotti e servizi ICT negli ultimi anni è cresciuta per recuperare il gap che ci separava dagli altri paesi di riferimento e contemporaneamente la liberalizzazione di alcuni settori ha comportato una diverso atteggiamento della domanda pubblica, con conseguenze positive per l'innovazione. L'industria nazionale in questi frangenti non ha più potuto contare sui mercati captive e spesso non ha saputo approfittare di opportunità di accordi ed alleanze internazionali. A queste considerazioni si deve aggiungere la cronica assenza di una politica e di una strategia paese, che proprio negli ultimi anni ha dovuto accontentarsi di favorire la localizzazione in Italia di insediamenti di grandi corporate di ICT estere, anche per cercare di recuperare in qualche modo il Sud al treno di crescita europea. Siamo solo una terra di conquista e ci dobbiamo rassegnare? La mia risposta è no; e spiego ora perché sono ottimista. La modifica sostanziale dei modelli di business - sempre più customer oriented - avvantaggia il nostro mercato. Intanto perché il mercato italiano è uno dei più importanti in termini di innovazione e di adattamento dei processi. Poi perchè la nostra industria è costituita essenziamente da piccole imprese collegate tra di loro in distretti e in reti (vedere tavola), ove termini come flessibilità e pragmatismo sono stati da sempre noti, ben prima che se ne impadronissero la stampa e la politica. ![]() Se la chiave del successo sarà costituita da un nuovo modo di fare business e se per scovare tale segreto le grandi corporate internazionali sono pronte a far riferimento al modello organizzativo italiano perché non deve essere questo il nostro valore da esportare? Vendere esperienze organizzative ed innovazioni di mercato: questo rappresenta il valore che le imprese italiane possono porre sul mercato internazionale. Si tratta di un progetto atto a valorizzare le caratteristiche del nostro paese e dei suoi abitanti. Ma per raggiunger questa posizione di riferimento occorre che le aziende si adattino con maggiore convinzione e rapidità al mondo Internet, che confermino la capacità di innovare per quanto concerne le scelte della tecnologia e dei servizi che attraverso esso si possono sviluppare. Con la convinzione di poter creare valore di mercato. La presenza di grandi corporate straniere sul nostro territorio può certamente favorire questo processo, soprattutto se la loro localizzazione viene giustificata non solo da condizioni tattiche favorevoli (ad esempio la detassazione fiscale), ma anche, e soprattutto, dalla possibilità di sperimentare in Italia i nuovi business model, grazie alle caratteristiche del nostro mercato, fatto da clienti e da collaboratori che con la loro creatività e alla loro imprenditorialità sono disponibili ad agevolare l'innovazione. Le filiere dell'offerta si stanno ricostruendo seguendo nuovi modelli, dove coraggio e caparbietà sono doti che ben si coniugano con la necessità di creare nuove competenze. Questa è l'Italia che può competere nel mercato ICT; purché non dorma troppo però!
Mario Massone |