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Editoriale PeC n. 8 - 23 aprile 2001
Editoriali precedenti
n° 7: "ICT boom! E l'Italia?"
n° 6:
"Monopoli e clienti"
n° 5:
"Intrattersi con il telefonino"
n° 4: "Unificare le comunicazioni è un business"
n° 3:
"Inno agli innovatori"

n° 2: "Mancate convergenze"

n° 1: "Le telecomunicazioni alla fine del 2000"
Quando l'Italia delle telecomunicazioni sarà un mercato normale?
Sarebbe interessante realizzare questo benchmarking: osservare il comportamento di un carrier incumbent nei confronti delle diverse Authority e notare come nei paesi "esteri" questo stesso carrier si presenta ai regolatori con richieste molto simili a quelle esposte dagli operatori concorrenti nel suo paese domestico.
Ma per rendere credibile tale confronto vanno rilevate alcune differenze e, tra queste, la più consistente mi sembra riguardi proprio il nostro mercato.
Telecom Italia, che sta festeggiando il primo biennio della gestione di Roberto Colaninno (secondo alcune voci sarebbe durata non più di due mesi!) è un incumbent che si differenzia dagli altri carrier nazionali (tipicamente da France Telecom e Deutsch Telekom), in quanto si tratta di un'azienda la cui avventura è iniziata con un'operazione di acquisizione storica e che è continuata con un management particolarmente attento alla efficienza. In questi due anni si è intervenuti con dismissioni, tagli dei costi e ridisegno della struttura. Basti pensare che, senza considerare le più recenti vendite di attività non strategiche, il personale è stato ridotto di 13.000 unità (vedere box accanto).
I conti di Telecom Italia
fatturato
25.052 miliardi di euro nel 1998
27.104 miliardi di euro nel 1999 (+8,2%)
28.911 miliardi di euro nel 2000 (+6,7%).
utile operativo
4.745 miliardi di euro nel 1998
6.433 miliardi di euro nel 1999 (+35,6%)
6.805 miliardi di euro nel 2000 (+5,8%).
utile netto
1.978 miliardi di euro nel 1998
1.737 miliardi di euro nel 1999 (-12,2%)
2.028 miliardi di euro nel 2000 (+16,7%).
I ricavi dalla voce nel 2000 sono scesi di 2.200 miliardi di lire e dovrebbero ancora scendere di 1.400 miliardi nel 2001. Sono invece aumentati gli incassati da Internet per 600 miliardi nel 2000 (650 nel 2001) e dal traffico venduto all'ingrosso ai reseller per 500 miliardi nel 2000 e per 650 nel 2001.
Inoltre nel 2001 si prevedono maggiori introiti per 350 miliardi per il traffico dei servizi a larga banda.
I costi sono stati tagliati per circa 800 miliardi di lire nel 2000 e dovrebbero ancora calare per 300 miliardi nel 2001.
In Italia vi è un altro aspetto da considerare: il caso Wind, un concorrente, che da sempre Telecom Italia denuncia per l'utilizzo della sua rendita da monopolio e per concorrenza in dumping.
Inoltre l'aggressività nei confronti della concorrenza e la difesa delle proprie reti infrastrutturali, in particolare per quanto riguarda l'ultimo miglio - hanno per Telecom Italia toni ed azioni diversi da quelli di altri grandi carrier nazionali in Europa. Ne è un esempio la critica sul deficit d'accesso, ritenendo che questo sbilanciamento, solo parzialmente ridotto alla fine dello scorso anno, impedisca un benchmarking corretto sui prezzi dell'unbundling dell'ultimo miglio.
Infine si nota come la tensione nei rapporti tra l'incumbent e l'Autorità di Napoli sia di molto cresciuta su tutti i fronti, in parallelo all'aumento della crisi di distinzione dei ruoli tra Ministero e Authority, ora giunta probabilmente al culmine alla vigilia delle elezioni politiche.
Del resto, anche le vicende che hanno caratterizzato l'assegnazione delle licenze Umts in Europa e la notevole disuniformità di scelte adottate dai governi e dai regolatori da paese a paese hanno dimostrato quanto sia difficile creare le condizioni per un coerente sviluppo dei nuovi mercati nell'UE.

Tutto ciò che si è detto riguarda alcune specificità del caso italiano, che rendono difficile applicare il benchmarking proposto all'avvio.
Quanto dovremo aspettare affinché il mercato delle telecomunicazioni in Italia diventi "normale"? Forse un quinquennio è sufficiente.
Se proiettassimo l'attuale situazione più avanti, ad esempio alla fine del 2006, potremmo verificare quanti degli attuali carrier che hanno licenza per operare su infrastrutture di rete fissa avranno chiuso o modificato sostanzialmente le loro attività, poiché il modello di rivendita del traffico non può essere sostenuto troppo a lungo quando i conti economici non tornano e perché solo pochi operatori disporranno di proprie infrastrutture alternative e funzionanti.
Nel 2006 si verificherà un primo decollo del mercato Umts, un comparto su cui incidono balzelli e ingenti investimenti. Allora si vedrà chi sarà stato in grado di aggiudicarsi le quote di mercato più significative e, soprattutto, chi avrà saputo vendere a valore aggiunto i nuovi servizi.
Nello stesso periodo sarà anche molto sviluppato il mercato della larga banda e potremo così verificare quale penetrazione di mercato avranno raggiunto le soluzioni su doppino xdsl, ma soprattutto quelle sulle reti a fibra ottica, per quali servizi e quali condizioni, e se l'opportunità del satellite darà maggiore affidabilità.

Formulare previsioni resta molto complesso, soprattutto perché l'esperienza competitiva che ci lasciamo alle spalle è troppo limitata. Lo stesso management del comparto spesso ha mostrato questi limiti, sostenendo che la tecnologia è una semplice commodity, cercando di differenziare i mercati attraverso la stessa tecnologia, pensando di costruire i nuovi mercati grazie agli spot per la massa e con le reti commerciali del tipo multilevel marketing, o, ancora, tentando di equiparare i frequentatori di un sito ad un parco di clienti acquisiti.
Su tutto ciò non ero d'accordo cinque anni fa; oggi ribadisco che non saranno questi "stili gestionali" a portarci verso lo scenario competitivo sopra descritto, quando anche il nostro mercato delle telecomunicazioni sarà maturo e competitivo.

Mario Massone
mario.massone@markab.it

Editoriali precedenti
n° 7: "ICT boom! E l'Italia?"
n° 6:
"Monopoli e clienti"
n° 5:
"Intrattersi con il telefonino"
n° 4: "Unificare le comunicazioni è un business"
n° 3:
"Inno agli innovatori"

n° 2: "Mancate convergenze"

n° 1: "Le telecomunicazioni alla fine del 2000"