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Editoriale PeC n. 9- 15 maggio 2001
Editoriali precedenti
n° 8: "Quando le tlc saranno un mercato normale?"
n° 7: "ICT boom! E l'Italia?"
n° 6:
"Monopoli e clienti"
n° 5:
"Intrattersi con il telefonino"
n° 4: "Unificare le comunicazioni è un business"
n° 3:
"Inno agli innovatori"
n° 2: "Mancate convergenze"

n° 1: "Le telecomunicazioni alla fine del 2000"
Su chi scommettere
Le azioni di di Cisco hanno toccato il massimo nel marzo del 2000 con 81 dollari e nell'aprile di quest'anno sono scese a 13 dollari: si tratta di un significativo esempio di quanto è accaduto con la supervalutazione ottimistica dei nuovi mercati.
Oggi questo approccio è cambiato e si può riflettere con più pacatezza sui valori delle imprese, ma soprattutto, in vista di importanti collocamenti sul mercato azionario - da Albacom a Wind - si deve riflettere sulle prospettive di crescita del settore.
Una recente analisi condotta dal gruppo Deutsche Bank per il mercato italiano ha evidenziato i seguenti aspetti:
  • i carrier concorrenti a Telecom oggi contano su circa 6,5 milioni di clienti, ovvero hanno una quota pari a circa il 30% se guardiamo al numero di utenti, quota che si riduce all'11% se si considera il fatturato;
  • sempre tra i concorrenti, le aziende che sembrano più adeguate per il business della banda larga sono InfoWind (che conta sulla forza di Enel), Edisontel (100% Edison) ed e.Biscom (1,13 miliardi di euro di cassa).

Da queste brevi considerazioni risulta perciò evidente quanto sia determinante per gli operatori incrementare e, soprattutto, valorizzare il loro parco clienti da un lato, e per investire in reti che siano alternative a quelle dell'incumbent dall'altro.

Come risulta dalla tavola sottoriportata, il fatturato del mercato della trasmissione dati e di Internet in Italia si prevede sarà di circa 4.973 milioni di euro nel 2001 (mentre il mercato dei servizi a larga banda supererà i 750 milioni di euro). Le previsione di maggior crescita annua interessano eBiscom (+108,6%) e Edisontel (+69,2%).
Per il mercato della mobile communication, già fortemente competitivo e prossimo alla saturazione per i tradizionali servizi di fonia, il quadro che si prospetta per i concorrenti è ancora più complesso. Gli operatori diventano fornitori di servizi e hanno una chiara esigenza di differenziarsi per quanto riguarda le proposte e le forme commerciali (dai portali mobili al m-commerce).
Sempre a proposito del leit-motiv "su chi scommettere", secondo gli analisti di Deutsche Bank, il mercato mobile nel 2006 dovrebbe presentarsi in Italia con le seguenti quote di mercato:
  • 46,9% TIM
  • 29,1% Omnitel Vodafone
  • 13,4% Wind
  • 5,3 H3G
  • 5,3 Ipse.

Le più recenti vicende sull'unblunding del doppino e il braccio di ferro tra Authority e Telecom propongono il dilemma: quanto conviene favorire la costruzione di nuove infrastrutture e quanto, invece, promuovere l'impiego di quelle esistenti?
Premesso che solo il mercato può consentire di dare una risposta valida al quesito, non siamo così certi che la strada della separazione delle infrastrutture e della gestione delle reti Telecom possa rappresentare la vera soluzione. Questo perchè l'offerta delle reti è sempre più ricca di servizi e non si sa quanto sia possibile ed efficace disgiungere queste nuove proposte, soprattutto con un'evoluzione del mercato spiccatamente caratterizzata dalla crescente offerta di banda.

Proprio sul tema della larga banda il nostro Osservatorio PeC ha deciso di dedicare una sezione specifica di questo web site.

Mario Massone
mario.massone@markab.it

Editoriali precedenti
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n° 7: "ICT boom! E l'Italia?"
n° 6:
"Monopoli e clienti"
n° 5:
"Intrattersi con il telefonino"
n° 4: "Unificare le comunicazioni è un business"
n° 3:
"Inno agli innovatori"
n° 2: "Mancate convergenze"

n° 1: "Le telecomunicazioni alla fine del 2000"