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Panel:
Internet e PeC
Al
secondo incontro dell’Osservatorio Personal Communication - PeC - dell’11
Novembre 1999 sono stati invitati a partecipare Enrico Gasperini
di Inferentia e Federico Rampolla di Cia Medianetwork per affrontare
il tema "Il mondo IP, dai free Internet ai
portal, quali sono i driver del mercato".
Le argomentazioni esposte riguardano le imprese che popolano il
mondo Internet, l’analisi del business collegato alla pubblicità, all’e-commerce
ed il ruolo degli operatori di telecomunicazioni. Premesso
che il mobile Internet è rappresentato da un sottoinsieme dei mobile users,
è stato notato come Internet sta contribuendo a modificare la base dell’economia
e la catena del valore.
I punti principali a sostegno di tale affermazione sono:
dissoluzione dei mercati
locali con la globalizzazione, ma contemporaneo aumento di importanza
dei rapporti "one-to-one" con il cliente;
diminuzione dei meccanismi
di protezione;
aumento della pressione
competitiva e delle esigenze degli utenti;
nascita di nuovi modelli
di marketing e di vendita.
nascita di nuovi aggregatori:
portali, motori, comunità virtuali, gestori di audience, siti editoriali.
L’invariante di tutte queste trasformazioni in atto è la volontà di ottenere
customer loyalty. Su Internet manca qualcosa che leghi il cliente all’azienda,
come invece è vero per altri settori o media.
Una considerazione riguardante Yahoo: mentre lo scorso anno l’obiettivo
era quello di guidare il navigatore ad un risultato della ricerca entro
5 pagine, oggi è quello di mantenerlo il più possibile all’interno del
sito.
E’ stato presentato, inoltre, un modello di revenue in cui vengono
specificati gli elementi di ricavo in percentuale, riguardante la media
dei siti e portal americani.
Nel 1999 l’Advertising ha la quota maggiore dei ricavi (68%) ma è destinata
a diminuire per arrivare, dopo tre anni, al 47%. Cresceranno invece altre
fonti di ricavo come il Revenue Sharing (dal 5% al 10%) e il Direct Selling
(dal 6% al 16%).
Ogni portale americano tende, infatti, ad assumere dentro la propria
architettura ogni sorta di servizio e di offerta, per diventare una sorta
di "Rinascente globale".
Quindi se gli introiti su Internet in Europa oggi si basano ancora
sulla pubblicità, nel più evoluto mercato statunitense la pubblicità in
rete viene via via affiancata da altre fonti di affari: dal comarketing
al direct selling.
Sempre riguardo al legame tra pubblicità e Internet, oggi
in Italia gli investimenti pubblicitari raggiungono complessivamente la
cifra di 12.000 miliardi all’anno, di cui lo 0,3% è veicolato su Internet,
valore ancora molto basso rispetto al mercato americano.
Secondo i relatori, oggi in Italia il livello di contenuti offerto dalle
aziende che si presentano in rete con un proprio portale è abbastanza
omogeneo. Per offrire qualcosa di diverso dovrebbero nascere delle alleanze
con fornitori di contenuti specifici: se ho i contenuti, la piattaforma
distributiva (Internet, Wap o quant’altro) conta poi meno.
Si assiste ad un ribaltamento della forza contrattuale, che passa
da chi presiede al distribuzione (come era vero fino ad oggi) a chi domina
i contenuti.
In questo settore la vera sfida sarà giocata
sull’ownership dell’utente da un lato e sulla produzione di contenuti
dall’altra.
Anche le unità di misura in campo pubblicitario stanno evolvendo
dal tradizionale costo per contatto verso altre forme:
il costo per click through,
il costo per lead
(quando il cliente, veicolato dalla pubblicità è arrivato ad esempio a
chiedere un preventivo),
il costo per vendita
o il costo per consumatore (viene corrisposto un valore anche per
tutti gli acquisti futuri del cliente).
Infine per il mercato italiano è stato sollevato il problema dell’identità
del cliente, oltre che della ancora scarsa penetrazione delle carte di
credito e della cattiva informazione sui rischi effettivi delle transazioni
via Internet.
Su questo versante (identificazione e certificazione)
il mobile può avere un vantaggio rispetto al mondo desktop.


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