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Mobile
Virtual Network Operator, il caso Virgin
Uno
dei primi esempi di Mobile Virtual Network Operator in Europa è costituito
da Virgin Mobile, in Gran Bretagna.
In realtà, se si considera la definizione "ufficiale" di operatore mobile
virtuale (che indica, tra l’altro, che l’operatore deve distribuire
proprie Sim card), questo è un caso un po’ atipico, in quanto Virgin
Mobile utilizza le Sim card di One2One (pur avendo un proprio sistema
di billing e servizi Sim Toolkit).
Per questo motivo c’è chi considera Virgin un "Enhanced service provider"
anziché un Mvno.
Nel
mercato inglese, tuttavia, Virgin Mobile è comunque percepito dagli
utenti finali come un operatore mobile vero e proprio, a
dispetto anche dei messaggi promozionali che indicano chiaramente come
Virgin sia "powered by One2One".
Inoltre una recente indagine ha evidenziato come, tra gli utilizzatori
interpellati, Virgin ottenga un punteggio maggiore di One2One in termini
di qualità della rete.
Uno dei punti di forza
del caso Virgin è dunque l’utilizzo del brand.
Oltre che nel Regno Unito, la società ha approcciato anche i
mercati di Australia (con Optus) e Singapore (con Singtel). Quest’ultimo
caso è significativo. Singtel ha messo in gioco nell’accordo 500 milioni
di dollari, contro i 50 milioni di Virgin e la neonata venture è stata
subito valutata circa 1 miliardo di dollari. In tutti i casi, gli accordi
prevedono una suddivisione equalitaria tra le parti delle revenue.
Ad oggi
i Mvno operativi sono ancora in numero ridotto: oltre a Virgin, c’è
Imagine! in Irlanda, mentre la scandinava Sense è rimasta in attività
fino a poco tempo fa.
Appare dunque assai probabile che il numero sia destinato a crescere
nei prossimi anni: secondo Andrew Cole di Renaissance Strategy,
in UK nei prossimi 12 mesi si affacceranno sul mercato almeno 8 operatori
virtuali, e numeri simili sono ipotizzabili per gli altri mercati europei.
Con l’avvento del 3G, il modello Mvno potrà forse affermarsi
definitivamente, aprendo opportunità di mercato per nuovi attori
che hanno tra le proprie skill marketing, distribuzione e customer management,
e non necessariamente competenze di reti ed infrastrutture.
L'aumento potenziale di competizione viene spesso visto dagli incumbent
come una minaccia (anche in considerazione del fatto che il brand dei
Mvno può avere accumulato nel tempo una visibilità e una notorietà superiori
a quelle dei carrier stessi). Essi reagiscono quindi cercando di bloccare
l’ingresso degli operatori virtuali sul mercato.
Nel caso di One2One, che detiene il 50% di Virgin
Mobile (l’altro 50% è detenuto da Virgin) l’approccio è stato
differente e i risultati sembrano premiare la scelta strategica:
l’operatore inglese stima che, dei potenziali clienti che avrebbero
scelto One2One senza la presenza sul mercato di Virgin Mobile, un 30%
circa si rivolge oggi all’operatore virtuale. Tale 30% di clienti "in
meno" viene però più che compensata dai ricavi derivanti dai nuovi utenti
che hanno scelto Virgin (e che non avrebbero comunque preso in considerazione
One2One) e da quelli "strappati" da Virgin alla concorrenza.
One2One, in pratica, ottiene delle revenue senza costi di acquisizione
clienti e customer care: "Le revenue derivanti dall’ospitare Mnvo
sulle proprie reti possono essere persino superiori a quelle generate
dai propri clienti" - afferma Cole - "e l’idea di un business
interamente basato sull’hosting di operatori virtuali non è così folle
come può sembrare. C’è già chi ci sta pensando".
Probabilmente gli operatori virtuali non raggiungeranno la leadership
di mercato: molto più realisticamente, avranno un numero di clienti
sufficiente da rendere profittevole l’attività e da influenzare, almeno
in parte, il mercato in termini di pricing e servizi, a tutto vantaggio
del mercato stesso.
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