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Localizzazione
in Usa e Europa
L’UE
seguirà l’esempio degli Usa, insistendo affinché gli operatori mobili
rendano quanto prima disponibile il servizio di localizzazione con un
elevato grado di precisione per i servizi di emergenza (e non solo)?
Negli
Usa, il 70% delle chiamate da telefonino vengono generate da utenti
che si stanno spostando, in automobile o con altri mezzi. Poiché, naturalmente,
non sempre chi assiste ad un incidente o si trova in una situazione
di emergenza è in grado di indicare con precisione all’operatore dei
servizi di emergenza dove si trova, nel 1995 la FCC (Federal
Communications Commission) statunitense deliberò che entro un certo
numero di anni tutte le reti mobili avrebbero dovuto essere in grado
di localizzare i terminali con una specifica accuratezza.
La stessa questione si pone oggi in Europa, ma le condizioni al contorno
sono significativamente differenti, anche a causa del fatto che ogni
operatore è in questo momento ben conscio del fatto che conoscere esattamente
la posizione degli utenti è una porta aperta verso un gran numero di
nuovi servizi. In questa situazione, la localizzazione legata
alle situazioni di emergenza può diventare il fattore abilitante per
lo sviluppo di un contesto di ben più ampio respiro.
Ci sono tre modalità differenti per determinare la posizione di un terminale
mobile, rispettivamente network-based,
handset-based o ibrida.
La tecnologia di localizzazione network-based
si basa su una combinazione di sistemi detti "time difference of
arrival" (tdoa) e "angle of arrival" (aoa). Il tdoa misura
i tempi di arrivo di un segnale generato dal terminale mobile a tre
differenti stazioni radio base, riuscendo in tal modo a calcolare la
posizione del dispositivo. L’aoa invece calcola l’angolo di arrivo del
segnale a due BTS. La combinazione di queste due tecnologie fornisce
un’accuratezza di localizzazione di circa 100m.
La localizzazione handset-based utilizza
i già noti dispositivi Gps (che richiedono naturalmente hardware e software
supplementare nei terminali). Il problema di questa soluzione è che
i trial fino ad oggi effettuati si sono per lo più basati su sistemi
Gps high-end di tipo plug-in, e l’efficacia della localizzazione da
parte dei dispositivi che verrebbero integrati nei terminali è tuttora
da dimostrare. Il livello di precisione garantito da questa tecnologia
può arrivare anche a 10m, ma il sistema non può ovviamente essere implementato
sul parco terminali in circolazione.
Il sistema ibrido si basa sulla cosiddetta
"observed time difference" (otd), ed è implementato in parte
sulla rete ed in parte sul terminale. La localizzazione è calcolata
da un server di rete che si basa, per l’elaborazione, sull’upload da
parte del terminale mobile del tempo, rilevato da quest’ultimo, dell’arrivo
del segnale da tre stazioni radio base. L’accuratezza è di circa 50m.
Questo sistema richiede un aggiornamento del software dei terminali,
ma non necessita di alcuna modifica hardware, ragion per cui può essere
(almeno in parte) implementato sul parco circolante e può essere disattivato
via menu da coloro che sono preoccupati per la propria privacy. Cambridge
Positioning System, uno dei promotori di questo sistema, afferma che
"gli operatori europei sono restii a pensare al Gps perché dai
costruttori non arrivano segnali sulla disponibilità dei terminali abilitati.
I costruttori, a loro volta, sembrano preoccupati dell’impatto che l’implementazione
del Gps avrebbe su dimensioni e peso dei cellulari (sic)".
Le
regole dettate dalla FCC differenziano le prestazioni richieste agli
operatori in base alla tecnologia da questi adottata.
In particolare, per coloro che scelgono la localizzazione handset-based
la deadline per la disponibilità di servizio e terminali è marzo 2001
(e un 95% di terminali in grado di supportare il servizio entro ottobre
2002). I requisiti sono: per il 67% delle chiamate, localizzazione con
una precisione di 50m; per il 95% di 150m.
Per gli operatori che optano per la soluzione network-based, questi
dovranno essere in grado di localizzare il 50% delle chiamate entro
marzo 2001, e il 100% entro l’anno successivo, con una precisione di
100m nel 67% dei casi e di 300m nel 95%. Tali tempi sono, per gli operatori
Usa, praticamente impossibili da rispettare, anche perché l’implementazione
delle tecnologie richiede circa 18 mesi e nessun carrier ha ad oggi
avviato i lavori.
L’Europa potrebbe trovarsi di fronte ad una
situazione simile, ma probabilmente non prima del 2003 ed in ogni caso
appare anche improbabile che dall’UE arrivino specifiche disposizioni
in termini di scelta tecnologica e requisiti di accuratezza.
Uno dei problemi che sicuramente occorrerà affrontare è relativo invece
alla scelta di soluzioni incompatibili da parte dei diversi operatori,
ma sembra che non sia questa la strada che essi sono intenzionati a
seguire. Secondo Ovum, gli operatori di minor peso seguiranno la strada
tecnologica percorsa dai leader di mercato, garantendo in tal modo la
compatibilità delle soluzioni.
Per quanto concerne infine il problema della
privacy, l’UE potrebbe decidere di lasciare all’utente la possibilità
di disabilitare i servizi di localizzazione, eccetto forse per i servizi
di emergenza.
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