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Umts,
considerazioni di fine 2001
Le
previsioni La
situazione finanziaria dei mobile operator 3G non è tra le più
positive ed in molti paesi essi si stanno accordando per affrontare meglio gli
investimenti. Oltre agli aspetti che riguardano il recupero dei costi sostenuti
per acquisire le licenze, la condivisione delle infrastrutture è
un argomento che viene affrontato dagli operatori; per altro non è un tema
completamente nuovo ed oggi vi sono già riscontri in altri apesi europei.
Più in generale la difficoltà sulla valutazione dei ritorni
dagli investimenti per l'Umts è evidenziata a causa dell'introduzione
della discontinuità tecnologica e del nuovo modello di business. Ogni
tipo di previsione ha margini di errore. Ad esempio le ricerche sui servizi
e i terminali possono portare a risultati diversi a seconda della metodologia
impiegata: di fronte ad una descrizione del servizio l'utente può dare
risposte molto diverse da quelle fornite con un prototipo che dimostra le funzionalità
dal vivo.
Gli scogli Si propongono alcune riflessioni
sulle varie difficoltà che potranno frenare la diffusione dei cellulari
di terza generazione. L'elettrosmog è e sarà una "spada
di Damocle", anche se già oggi alcuni costruttori iniziano a comunicare,
in chiave di marketing, il ridotto valore di emissioni elettromagnetiche dei propri
terminali (misurato in Sar). Occorre ricordare che la rete Umts ha un utilizzo
più efficiente dello spettro, quindi a parità di condizioni comporta
un inquinamento elettromagnetico inferiore al Gsm. In Italia il limite di legge
è stato introdotto con ritardo rispetto ad altri paesi europei, ma è
più restrittivo (6 V/m contro i 60 V/m e i 105 V/m negli UK). A questi
limiti, che tutelano in modo conservativo la salute dei cittadini, si aggiungono
gli impegni burocratici e le difficoltà a livello locale nell'installare
le antenne: per ottenere un permesso oggi occorrono circa 25 firme. Gli
operatori dovranno inoltre tenere in conto una erosione della sussidiarità
interna data dagli elevati margini sul traffico fisso-mobile: a fronte di
una tariffa media di circa 450 lire/min si dovrà scendere su valori di
tra le 70 e le 250 lire/min, con minori ricavi per 2.000-5.000 miliardi di lire
complessivi. La crescita prevista per le nuove attivazioni è in rallentamento
e quindi si potranno avere difficoltà nei rapporti tra gli operatori
e le loro reti distributive. Anche le tariffe sono e potranno essere
ancor di più per l'utente finale difficili da interpretare e da confrontare. Sul
fronte dei terminali occorrerà tener conto di limiti legati al tempo
libero delle persone, all'ingombro a al peso dei device e alla durata delle batterie. Una
possibile politica degli operatori di utilizzare i terminali come lock-in (ovvero
rendere certi servizi accessibili più facilmente o esclusivamente con l'hand
set fornito dall'operatore) verso i propri clienti, potrebbe causare rigidità
e vincoli penalizzanti per i clienti. Infine la modalità di impiego
"always-on" pone in primo piano il problema della sicurezza personale,
poichè un terminale sempre connesso alla rete è più soggetto
ad intrusioni e attacchi.
I contenuti I nuovi operatori H3G e Ipse sembrano
puntare su un mix di offerta di contenuti e servizi, dovendo costruire da zero
una base clienti. H3G sembra puntare su contenuti con caratteristica
di esclusività, in quest'ottica ha già acquistato i diritti per
diverse squadre di calcio (Juve, Inter, Lazio, Roma...). Ipse, invece,
ha deciso di entrare da subito nel mercato, con un accordo di roaming Gsm/Gprs
con Omnitel per lire 185 al minuto. Nel 2002 Ipse è orientata in primo
luogo sulle nuove caratteristiche video, sia lato personale sia lato ISP broadcasting:
se oggi il mercato della voce in mobilità in Italia vale 50.000 miliardi,
con la possibilità di trasmettere immagini e video tale mercato aumenterà
con un moltiplicatore percentuale pari all'incremento della potenzialità
di comunicazione video. Mentre su Internet i contenuti hanno un costo marginale
nullo (la distribuzione varia poco con i volumi) e quindi i loro prezzo tende
a zero, in condizioni di mobilità tale condizione non è più
vera, dal momento che le frequenze e la banda di trasmissione sono limitate,
la struttura di prezzo non può perciò che essere differente. La
rete 3G permetterà all'operatore di avere un controllo end-to-end della
qualità del servizio (a differenza di quanto accade per internet):
questo comporta un notevole aumento di complessità per il carrier, ma apre
anche un ventaglio di nuovi modelli di pricing, ad esempio legati alla disponibilità,
alla banda, offerte last minute, ecc... A fronte di contenuti ormai sempre
più commodity, con i nuovi sistemi mobili, assumerà valore la funzione
del "repackaging" dei contenuti: il content provider potrà
avere un ruolo importante in questa veste, cioè nel fornire modalità
di fruizione, interfaccie, usabilità e guide innovative. L'offerta per
il mercato business potrebbe passare in secondo piano, soprattutto per
i nuovi operatori, e sarà probabilmente legata all'integrazione delle diverse
tecnologie, compresa la W-Lan e della rete fissa-mobile. Questo in quanto i margini
sul mercato business sono inferiori ed inoltre i costi di acquisizione sono di
molto superiori al mercato consumer (che comprende anche il Soho). In ultimo
il vantaggio della 3G, rispetto al mondo internet, consiste sul modello di business,
in quanto gli utenti su rete mobile sono già oggi abituati a pagare
per ottenere un servizio.
I device Quali terminali 3G verranno impiegati?
Sebbene alcune ricerche concordino che la scelta si orienterà verso
un unico terminale in grado di contenere tutte le funzioni che l'utente
necessita, non è escluso che invece vi saranno più dispositivi nelle
tasche degli utenti, a seconda del momento o della situazione d'uso. Nello
sviluppo di terminali e servizi su rete mobile sarà richiesto un enorme
sforzo di design per ricostruire in chiave di massima accessibilità
i diversi servizi che saranno disponibili. Il device sarà perciò
uno delle chiavi principali nell'avvio dei servizi di terza generazione. Per la
fase di lancio H3G ha ad esempio raggiunto un accordo con Nec e Motorola per ottenere
la disponibilità in volumi di terminali 3G già a partire dal secondo
semestre del 2002. Il driver dell'innovazione è senza dubbio la tecnologia
e questo potrà scontrarsi con una propensione al cambiamento che potrebbe
essere lenta. Per questo motivo i carrier tradizionali potrebbero adottare
una strategia più attendista, lasciando l'onere di "evangelizzare"
ai nuovi entranti. Resta il fatto che in Italia è complesso misurare
il grado di fidelizzazione dei clienti dei telefonini. Se da un lato il numero
degli utenti pluriSim è in costante crescita, sembra che la portabilità
del numero (per altro ancora lontana dall'essere introdotta) dovrebbe portare
a cambi dell'operatore superiori solo pari al 13% nel primo anno.
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